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Dietro il conflitto in Siria: la “nuova guerra fredda” tra NATO e Russia a livello globale, Arabia Saudita e Iran a livello regionale



Di Salvatore Santoru

In teoria con la Coalizione anti-ISIS il nemico principale e condiviso da combattere in Siria sarebbe lo Stato Islamico, ma nella realtà dietro il conflitto siriano ci sono grossi interessi geopolitici opposti.

Difatti, su scala globale si scontrano (indirettamente) da una parte gli USA e le forze la NATO e dall’altra la Russia, e non a caso ultimamente si sono avute le recenti dispute tra Turchia(importante membro della NATO) e la Russia.
Dal punto di vista strategico, gli USA e gli alleati della NATO (a partire dalla Turchia) sostengono l’uscita di scena di Assad e la formazione di un nuovo governo siriano, possibilmente democratico anche se la pista islamista sunnita non è di certo esclusa, visto il sostegno(specialmente turco) o la tolleranza avuta verso molti gruppi armati di questo stampo (compresa Al Nusra, la legione siriana di Al Qaeda), e inizialmente indirettamente anche verso la stessa ISIS(storicamente legata ad Al Nusra ma dall’inizio del 2014 in pessimi rapporti con essa dopo la loro rottura).<

br />Dall’altra parte, la Russia sostiene il mantenimento al potere di Assad insieme all’Iran e agli Hezbollah libanesi, e oltre ( e forse secondo alcuni, anche di più) all’ISIS considera nemici altri gruppi islamisti o in generale legati all’opposizione anti-Assad, non considerati ostili o anche visti come alleati da parte del resto della Coalizione.

Dal punto di vista ideologico, si scontrano le visioni “americaniste” e “atlantiste”(neocons e liberal) degli USA, quella “neo-ottomana” della Turchia di Erdogan e quella “neo-eurasiatista” della Russia di Putin.

Passando all’analisi del conflitto su scala regionale, risulta abbastanza evidente che si scontrano gli interessi di Arabia Saudita e Iran, ovvero gli autoproclamati rappresentanti dell’islamismo sunnita e sciita dell’area.
A livello globale, le aspirazioni dei sauditi sono sostenute (ma con sempre più criticità) da parte degli USA e di alleati, mentre la Russia si è schierata decisamente con il blocco sciita, che comprende oltre l’Iran i già citati Hezbollah più gli alawiti, la minoranza sciita al potere in Siria e a cui appartiene la famiglia al-Assad.

Ci sarebbe anche da segnalare la posizione degli dei curdi, oppositori di Assad così come dei gruppi islamisti anti-Assad e sostenuti da USA e russi(anche se con qualche criticità e forse qualche ambiguità) ma considerati nemici dalla Turchia, e infine di Israele, ultimamente sempre meno vicino agli USA e da tempo tendente la mano alla Russia, anche se in contrasto con i partner di Mosca, come Assad e sopratutto l’Iran.

Quindi, si tratta di diversi interessi conflittuali che si intrecciano e si scontrano (indirettamente o meno) tra di loro, da quelli di stampo religioso passando a quelli di carattere economico, piuttosto che ideologico o geopolitico.

Spesso e volentieri, c’è da dire che la minaccia dell’ISIS viene utilizzata dai contendenti sia come elemento unitario e “nemico comune” sia come spauracchio, e non mancano le reciproche accuse di sostegno ad esso, a partire dal recentissimo scambio di accuse tra Russia e Turchia sul petrolio di contrabbando dell’ISIS, che il governo di Putin sostiene venga comprato dai turchi, mentre secondo quello di Erdogan sarebbe Assad e i suoi alleati ad acquistarlo.

Inoltre, a proposito dell’ISIS c’è da dire che non bisogna dimenticare quella che è considerata, a torto o a ragione, la posizione controversa dell’Arabia Saudita e degli altri paesi del Golfo, che lo combattano ma che sono considerate,indirettamente o meno, sponsor dell’ascesa del Califfato(perlomeno a livello di ispirazione ideologica e culturale, essendo l’ISIS seguace dell’islamismo wahabita diffuso in Arabia).

Insomma, è una situazione alquanto complessa e intricata, e di cui l’unica cosa sicura al giorno d’oggi è che per via del “conflitto latente” tra questi interessi descritti, la lotta al terrorismo che dovrebbe unire questi vari paesi contendenti sembra risentirne, e d’altro canto sino ad ora la strategia utilizzata contro l’ISIS si è rivelata alquanto disfunzionale, ed anzi sembra che con i continui e strategicamente anche inutili bombardamenti sulle città occupate dal Califfato, gli USA e la Russia stiano “giocando” per esibire la rispettiva potenza militare, in uno scenario che, a partire dalla questione ucraina, risulta indubbiamente di “nuova Guerra Fredda”.

Ora come ora, la situazione sembra sempre più confusa e caotica, ma si spera che si trovino degli accordi al più presto che facilitino il contrasto al terrorismo nell’area e che questa “Terza Guerra Mondiale” venga contenuta a livello ideologico e religioso, evitando che sfoci nella pratica, visto che allora le cose potrebbero essere assai più gravi di come lo sono ora.

FOTO:http://uk.businessinsider.com

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