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CRISI: RITORNA LA GRANDE DEPRESSIONE

Secondo Tarpley, l’agenzia di rating S&P’s potrebbe prendere di mira la Francia. La crisi attuale presenta molte affinità con quella del ’29: occorre reagire pianificando una strategia per la ripresa. E intanto in alcuni Paesi Ue, compresa l’Italia, sono vietate le vendite allo scoperto

CRISI: RITORNA LA GRANDE DEPRESSIONE
“Corre voce che Standard & Poor’s adesso prenderà di mira la Francia”. Così Webster Tarpley, l’analista della finanza mondiale, critico radicale dei finanzieri e dei loro amici, esordisce quando gli chiedo si fare il punto della situazione dopo i suoi recenti contributi per il nostro sito. E insiste: “l’Europa ha sbagliato a non vietare i CDS”, i famigerati credit default swap che hanno la funzione di trasferire l’esposizione creditizia e “le vendite al ribasso dilagano ormai su tutto il continente”. L’altro sbaglio? “Senz’altro la mancata realizzazione della tassa Tobin (financial transfer tax, turnover tax, Robin Hood tax, equivalente al Wall Street Sales Tax da noi). Deve essere di 1% su tutto il fatturato al di la’ di un milione di euro per non colpire i piccoli e deve andare agli stati nazionali. Da’ introiti e sopprime la speculazione. Occorrono iniziative programmatiche europee che vanno ben al di là dell’eurofobia ebete dei piccoli borghesi tedeschi e della protesta generica degli indignados di Spagna o dei giovani londinesi, facilmente strumentalizzati dagli agenti polizieschi del black block….” Ci sono affinità tra la depressione degli anni trenta e quella che si potrebbe intravvedere oggi: Tarpley va giù deciso, “Sì ci sono. 1. il tracollo della borsa di NYC, ottobre 1929; 2. la crisi bancaria europea, estate 1931 (Kreditananstalt di Vienna, Danatbank e tutte le banche tedesche, bancarotta della Banca d’Inghilterra 21 settembre 1931- evento centrale di quella depressione perchè distrusse il sistema mondiale per finanziare il commercio internazionale). 3. Panico bancario USA, 1932-33- tutte le banche chiuse alla fine di Hoover. Questa volta abbiamo una serie analoga: 1. Settembre 2008 panico mondiale dei derivatives che colpisce NYC, Londra. 2. Maggio greco 2010 in poi – crisi europea, che sta andando avanti tutt’oggi. Molti altri paesi vengono trascinati – es. Brasile. La disintegrazione dell’euro diventa un pericolo reale, sarebbe il caos, il finimondo. 3. Incombe gia’ una crisi della banche USA – Bank of America. Dietro l’angolo c’è il pericolo di una disintegrazione del dollaro, del FMI, della BRI, ecc. Sono contrario a questo sistema ma purtroppo è l’unico sistema che c’è e un tracollo caotico (come vuole il pazzoide Ron Paul, austriaco) vuol dire genocidio. Insomma – si tratta della Seconda depressione mondiale“. Il governo si appresta a fare altri tagli: “Il rigore e i tagli sono una follia, bisogna avere un programma per organizzare una ripresa. Si inizi a colpire i pescecani dei CDS e delle agenzie e a tassare gli speculatori”….

Intanto, a questo proposito la magistratura di Trani sta facendo la sua parte: come è noto il 3 agosto ha chiesto alla Consob di esibire tutti i documenti su alcune agenzie di rating con argomentazioni da brivido: ‘Giudizi falsi, infondati o comunque imprudenti’ sul sistema economico-finanziario e bancario italiano: così Standard & Poor’s e Moody’s avrebbero manipolato il mercato, secondo l’accusa. Sei sono gli indagati nell’ambito dell’inchiesta: tre analisti ‘con funzioni apicali’ di S&P, uno di Moody’s e i responsabili legali per l’Italia delle due agenzie. Nell’Ordine di esibizione di atti, gli analisti di Standard e Poor’s indagati vengono individuati in Eilen Zhang, Frank Gill e Moritz Kraemer (quest’ultimo responsabile per il debito europeo), ai quali si aggiunge un non identificato dirigente senior analyst di Moody’s e un numero imprecisato di ‘persone da identificare’. Per quanto riguarda Moody’s, gli indagati sono accusati del reato di ‘manipolazione del mercato’ per avere ‘elaborato e diffuso’ il 6 maggio 2010, ‘a mercato aperto, verso le ore 11.15, notizie false (anche in parte) sulla tenuta del sistema economico e bancario italiano’. Nel report sarebbero stati espressi ‘giudizi da ritenersi falsi, infondati o comunque imprudenti secondo quanto asserito da altre Agenzie di rating oltre che dalle supreme Autorita’ nazionali’. Secondo la procura, ‘in conseguenza della diffusione dei giudizi di Moody’s si determinava un’alterazione (da quantificare) di strumenti finanziari’.
I tre analisti di S&P sono invece accusati, oltre che di ‘manipolazione del mercato’ anche di ‘abuso di informazioni privilegiate’ per aver ‘elaborato e diffuso’, nei mesi di ‘maggio, giugno e luglio 2011 – anche a mercati aperti – notizie non corrette (dunque false anche in parte), comunque esagerate e tendenziose sulla tenuta del sistema economico-finanziario e bancario italiano’. In particolare, il 20 maggio 2011 divulgavano in un report l’avvenuto ‘taglio dell’outlook del debito sovrano dell’Italia da stabile a negativo”, con ‘giudizi/previsioni da ritenere falsi, parzialmente infondati e comunque imprudenti, tendenziosi e scorretti (anche nelle forme di comunicazione) secondo quanto asserito da altre Agenzie di rating (Moody’s e Fitch), oltre che dalle supreme Autorita’ nazionali (Ministero Economia) che smentiva – alla stregua di dati macroeconomici ufficiali – il giudizio di S&P che (con)causava sensibili perdite di titoli azionari, obbligazionari e dei titoli di Stato nazionali’.
Sarà solerte la Consob?

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