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Il 68 degli studenti cileni

Di Matteo Piras

Per le vie blindate di Santiago del Cile venerdì pomeriggio una manifestazione di studenti e insegnanti, al grido di “più fondi per la scuola pubblica”, è sfociata in disordini e violenti scontri con la polizia.
Si contano circa 900 arresti, su 5 000 persone che hanno preso parte alla protesta. La manifestazione, di gran lunga la più violenta e meno partecipata di tutta la stagione di protesta, rimane irrisoria in confronto alle manifestazioni di maggio, che contavano fino a 80 000 persone. 
Quella degli studenti cileni è una realtà veramente difficile: a fronte di spese militari per 2919 milioni di dollari (3,5 % del PIL), per le quali il Cile vanta il primato nelle spese belliche in tutta l’America Latina (paradossalmente senza essere coinvolto in conflitti), nell’istruzione pubblica il Governo ha investito lo 0,84% del PIL. La debolezza degli investimenti rimane invariata dai tempi di Pinochet.
Sebbene in vent’anni il numero degli universitari cileni sia aumentato, passando dal 15 al 40% dei giovani sotto i 25 anni, e il 75% dei neolaureati riesca a trovare lavoro entro il primo anno dalla laurea, si dovrebbero fare ancora molti passi in avanti: il 78,2 % degli studenti si indebita nel pagare le rette degli istituti universitari, che ammontano al doppio dello stipendio di un operaio. Su 10 studenti solo tre entrano nelle università pubbliche e possono usufruire di prestiti vantaggiosi al tasso del 2 %. Il resto dei giovani è costretto a ricorrere a mutui di oltre 10 anni con tassi al 7 %.
Indignati e contrari a questa politica, gli studenti e gli insegnanti sono scesi nelle piazze, guidati dal leader del Movimento Studentesco, Camila Vallejo Dowling, studentessa universitaria all’ultimo anno di Geografia, eletta presidentessa del FECH (Federazione degli Studenti Universitari del Cile) nel 2010. Giovane, bella, piercing al naso e un grande rabbia, la leader degli studenti è riuscita a riunire nel suo movimento gli allievi di tutte le scuole, pubbliche o private, arrivando ad ottenere l’appoggio del rettore dell’Università del Cile Vìctor Pérez.
«Per questo chiediamo di regolamentare la giungla delle università private, e che si metta da parte il lucro quando si tratta di educazione», ha dichiarato Camila.
Quando le fanno notare che è una privilegiata, perché frequenta un’università pubblica, lei risponde che il movimento ha come obiettivo il superamento delle diseguaglianze, fino a garantire, anche a chi è più svantaggiato, l’accesso ai migliori atenei, anche se ai test d’ingresso ottiene un punteggio inferiore.
Camila è diventata nell’ultimo periodo una vera e propria celebrità: ospite fissa dei talk-show, tiene testa a tutti i politici affermati ed è nota per aver costretto il Governo a liquidare ben 8 ministri, tra cui quello dell’Educazione Joaquín Lavín, per scongiurare un crollo di popolarità.
Figlia di genitori che hanno militato nel Partito comunista cileno negli Anni ’70, gli anni della morte di Salvator Allende (1973) e l’ascesa di Augusto Pinochet, continua ad affermare che l’unica attività che vuole svolgere nella vita è la lotta politica, dalla Gioventù Comunista fino al Partito centrale.
La rappresentante degli studenti cileni sta diventando un punto di riferimento nella lotta al malessere sociale e le sue battaglie iniziano ad andare oltre le rivendicazioni studentesche: il suo mirino è puntato sulla disuguaglianza e l’ingiustizia.

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