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DEMOCRAZIA DIRETTA IN PILLOLE (I) – Le alternative alla rappresentanza politica

partecipazione
Di Alberta Romano
UNA NUOVA RASSEGNA – Che cosa sono la democrazia diretta e quella deliberativa? Cosa vuol dire partecipazione? Questi concetti meritano di essere approfonditi e riletti alla luce dei mutamenti in corso all’interno della società civile e delle imminenti elezioni politiche.
Nel mondo globalizzato contemporaneo si assiste infatti ad un incessante moltiplicarsi delle reti di connessione tra singoli individui; a tale fenomeno, tuttavia, si contrappone proprio una forte spinta individuale a trovare rifugio in un gruppo di propri simili e a farne parte. Nella realtà attuale, dominata dalla finanza, dall’universo economico e dalle tecnologie scientifiche, gli individui non si sentono più padroni delle proprie vite, ma si ritrovano a subire passivamente gli eventi imposti dall’alto. Da qui la frustrazione e l’alienazione che molti di noi provano nel vivere in società in cui le singole individualità contano poco o niente. In questo contesto è urgente prendere dei provvedimenti affinché ogni uomo torni ad essere l’artefice del proprio destino.
Partendo dall’attuale crisi politica e dalla constatazione che la democrazia dei Paesi sviluppati si stia rivelando incompiuta sotto molteplici punti di vista, questa nuova rassegna di dailySTORM mira all’analisi di quei sistemi politici basati sulla partecipazione e sul coinvolgimento attivo dei cittadini nelle decisioni politiche. Solo così i cittadini potranno tornare ad essere gli arbitri delle proprie vite e sentirsi parte di una comunità dove centrali siano il dialogo e la mediazione. Aristotele insegnava che l’uomo è un animale socievole e politico e, in quanto tale, solo nella dimensione collettiva l’individuo può acquistare piena consapevolezza di sé e realizzarsi compiutamente.
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DEMOCRAZIA = RAPPRESENTANZA? – La maggior parte delle persone ritengono che partecipare alla vita politica si limiti all’elezione di quei rappresentanti politici, che si occupano di amministrare la cosa pubblica. Si tratta di uno stereotipo, figlio delle moderne democrazie occidentali, che troppo semplicisticamente è radicato nelle nostre menti. Il sistema rappresentativo dei moderni Paesi industrializzati è solo uno dei sistemi politici possibili, non di certo l’unico.
Ad amministrare i beni pubblici possono contribuire anche i cittadini, i quali non sono solo titolari della sovranità ma la esercitano anche: questo è quanto accade in una democrazia diretta. Sbaglia chi ritiene la democrazia rappresentativa così come noi la conosciamo l’unica forma democratica possibile; anzi, si tratta di un tipo di democrazia (che significa proprio “potere del popolo”) minimo, in quanto il potere dei cittadini si riduce esclusivamente al momento dell’elezione della classe politica.
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CRITICHE ALLA DEMOCRAZIA DIRETTA – I critici della democrazia diretta sostengono che, in ogni comunità, sia sempre una minoranza della popolazione a prendere le decisioni fondamentali. Secondo queste teorie, definite élitiste, la maggioranza della popolazione si rivelerebbe disinformata, apatica e disinteressata alla politica, se non quando quest’ultima venga a toccare direttamente gli interessi personali.
Altri studiosi ritengono che la democrazia diretta, la quale conferirebbe il potere direttamente in mano al popolo senza bisogno di intermediari, suscita svariati interrogativi e perplessità proprio a partire da che cosa si intenda per partecipazione attiva dei cittadini alla politica. Da un lato, infatti, la domanda che ci si pone è se un tale modello sia effettivamente applicabile in società complesse e in agglomerati urbani sempre più sovrappopolati come quelli contemporanei; dall’altro, come detto sopra, emergono dubbi sulle capacità di discernimento delle cosiddette “persone comuni“, soprattutto quando si tratta di questioni complesse.
I rischi connessi al conferimento di un potere troppo ampio a cittadini non informati ed inesperti sono di svariata natura, a cominciare dal cadere vittime della demagogia e della manipolazione di alcuni gruppi più forti. D’altra parte, i sostenitori di tale forma democratica marcano l’accento sull’effetto educativo e formativo della partecipazione attiva dei cittadini. La democrazia diretta, infatti, accrescerebbe il sentimento individuale di efficacia politica, creerebbe cittadini migliori e contribuirebbe alla legittimazione dei processi decisionali.
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LA TERZA VIA – Quale strada scegliere: quella della rappresentanza politica o quella della partecipazione attiva dei cittadini? Esiste una terza via intermedia in grado di accogliere gli aspetti positivi di ciascuna delle due alternative, lasciandone da parte le criticità. Si tratta della democrazia partecipativa, la quale prospetta un sistema rappresentativo all’interno del quale si inserisce la possibilità di una partecipazione più ampia per i cittadini. Il presupposto è che alcune caratteristiche di base delle moderne democrazie liberali vadano mantenute (come ad esempio la rappresentanza politica, le elezioni e la competizione tra i partiti), ma che allo stesso tempo vadano supportate da meccanismi di auto-governo del popolo.
Soltanto così sarebbe possibile costruire un sistema in cui partecipazione e rappresentanza coesistano, evitando gli effetti negativi venuti alla luce tanto nel caso di una democrazia liberale, quanto in quello di una democrazia diretta. La partecipazione può configurarsi in diversi modi, così che non vi è un modello partecipativo assoluto, ma se ne trovano dei più svariati. Nei prossimi articoli di questa rassegna proseguiremo raccontando e analizzando i vari sistemi partecipativi presenti ai nostri giorni, a cominciare dal sistema politico svizzero.

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