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Davvero è esistita, e magari ancora esiste, una Gladio B?

Di Maria Grazia Bruzzone

E’ intitolato The Lone Gladio – La Gladio solitaria – un thriller di spionaggio appena pubblicato negli Usa, a quanto pare interessante.  
  
Ma in realtà   più che una  giallista l’autrice Sibel Edmonds è una ex traduttrice dell’FBI che ha avuto fra le mani comunicazioni delicatissime legate a fatti di terrorismo e non solo.   E una nota ‘talpa’.  
  
Al Washington’s Blog che l’ha intervistata pochi giorni fa confessa che buttarsi sul  romanzesco è stata per lei una scelta obbligata per non incorrere nella censura. Come è capitato al  suo Classified Woman, libro di memorie   di cui l’FBI ha a lungo impedito la pubblicazione imponendo alla fine una serie di tagli e modifiche al testo, uscito poi nel 2012. Una procedura a cui la fiction non è sottoposta.  
  
Ma Edmonds alla censura è abituata, come vedremo. Tanto che l’ACLU – American Civil Liberties Union   – la considera “la persona più ‘imbavagliata’ nella storia degli Stati Uniti”.  
  
Secondo Daniel Ellsberg,  la famosa ‘talpa’ dei tempi di Nixon, possiede informazioni “di gran lunga più esplosive dei Pentagon Papers” e, a suo dire, la Casa Bianca “ha ordinato alla stampa di non dare copertura alle sue testimonianze”.  
  
Eppure, scrive il W Blog,  l’Ispettore Generale del Dipartimento di Giustizia a suo tempo   l’ha trovata credibile (ma l’ indagine è poi stata classificata) e così pure diversi senatori e una coalizione di conservatori e liberal.   E aggiunge che Edmonds è la fondatrice e presidente della National Whistleblower Coalition, un gruppo di funzionari di intelligence di alto livello diventati ‘talpe’.  
  
Tutto questo per mettere le mani avanti di fronte alle “rivelazioni” di Edmonds che il W Blog rilancia, focalizzando le domande sull’ Operazione Gladio B al centro del thriller. Rivelazioni che a buon titolo possono essere definite “cospirazioniste”, ma non è detto che siano tutte frutto di fantasia come sostengono i critici. Ad ogni caso riferiamo usando il condizionale.
  
Operazione Gladio. Premesso – dallo stesso W Blog – che l’Operazione Gladio è quella di cui parlò ufficialmente Andreotti nel 1990 : la rete promossa da CIA e NATO in Europa durante la guerra fredda  per costituire varie strutture paramilitari segrete ( stay behind, stare dietro) per contrastare un eventuale attacco  delle forze del Patto di Varsavia ai paesi dell’Europa Occidentale nonché combattere il comunismo. Il tutto “con forme di guerra psicologica  e uso della tecnica di false flag”, sintetizza Wiki, alludendo alla “strategia della tensione” che usava forze della destra estrema per compiere attentati che venivano attribuiti ai comunisti.  
  
Gladio B. Se l’esistenza di Gladio in Europa è materia per gli storici (l’analisi più citata dello storico svizzero Daniel Genser, NATO’s Secret Armies), Edmond sostiene che Gladio non è finita nel 1990 col crollo dell’Urss ma è continuata almeno fino all’11/9/2001 e oltre … la cosiddetta Gladio B.  
  
Ne ha scritto nel 2013 sull’ Huffington Post-Uk Nafeez Hamed, accademico e giornalista specializzato in sicurezza internazionale, collaboratore del Guardian. Riassumendo un altro suo post più lungo e dettagliato.    
  
L’ultimo meeting conosciuto di Gladio è quello dell’Allied Clandestine Committee della NATO a Bruxelles nel 1990.  E però la stessa strategia di Gladio sarebbe stata adottata dal Pentagono proprio a partire dal 1990 in un nuovo teatro di operazioni, l’Asia. “Invece di usare i “neo fascisti” hanno usato i mujahideen che lavoravano con i vari Bin Laden e al-Zawahiri”.  
  
Mentre l’Italia era il punto focale delle vecchie operazioni europee, secondo Edmonds Turchia e Azerbajan sono state utilizzate per una serie di operazioni completamente nuove usando veterani della campagna anti-Sovietica in Afghanistan, gli “Arabi-Afghani “ addestrati da al-Qaeda.  
  
E’ questa la novità cruciale. Che gli Usa avessero usato i mujaheddin e al Qaeda nella guerra Afghana degli anni ’80 contro l’allora Urss era noto. Ma a quanto si sapeva i rapporti si erano poi interrotti.  Edmonds invece descrive come Pentagono, CIA e Dipartimento di Stato hanno mantenuto stretti legami con militanti di al Qaeda almeno fino al 2001.  
  
Copywright FBI: “Il nome in codice Gladio B a queste nuove operazioni guidate dal Pentagono è stato dato dall’FBI perché non sapevamo come realmente lo chiamassero NATO, MI6, MIT (l’intelligence Turca)  e Pentagono, più altri elementi connessi”, racconta Edmonds al W Blog.  
  
Lei ha visto dei documenti riferiti a questa Gladio B?, chiede il W Blog.  
“Sì. Ho esaminato oltre 5000 documenti. Non solo dell’ufficio di Washington, molti provenienti dall’ufficio di Chicago. Documenti relativi al periodo dal 1996 al 2002, documenti scritti e audio trascritti da traduttori”. 
  
In questi documenti era menzionato personale NATO? “Era coinvolto un certo numero di generali, americani, britannici e altri della NATO. E molti nomi riconoscibili del Dipartimento di Stato e dalla CIA, ai più alti livelli”.  
  
Il ruolo delle ONG. Edmonds spiega fra l’altro che” il Dipartimento di Stato è coinvolto in operazioni non solo soft ma hard power, spesso coordinando ben conosciute ONG.  “Organizzazioni che dicono di occuparsi di controllo delle nascite, diritti delle donne, lotta all’ oppressione e altri scopi che suonano molto nobili, mentre di fatto coprono operazioni del Dipartimento di Stato, che ha spesso suoi uomini al loro interno. Per es. “durante gli anni fine’90 e inizio 2000 il 30-40% delle persone nelle ONG gestite da George Soros lavoravano per il Diprtimento  di Stato”.  
  
E di al Qaeda. E’ ovviamente il tema più delicato e controverso. L’ex traduttrice   sostiene che Osama Bin Laden e diversi altri membri della sua famiglia hanno lavorato con agenzie americane parte di Gladio B almeno fino all’11/9 e che hanno aiutato l’Occidente a mettere insieme gruppi terroristi in Cecenia .   Aggiunge  che l’FBI ha mancato di perseguire le attività criminali rivelate da questi documenti, una negligenza dovuta anche a corruzione interna.
(In precedenza – annota il W Blog – l’autrice aveva dichiarato che Bin Laden e il suo n. 2 al-Zawahiri hanno collaborato col governo americano per tre mesi dopo l’11/9 per coordinare la destabilizzazione nella regione del Caucaso)  
  
  Esempi.   Ne fa Nafeez Ahmed citando altri casi raccontati dalla stessa autrice: nel 1997 la NATO avrebbe chiesto all’ex presidente egiziano Mubarak di liberare una serie di islamisti affiliati a Ayman al-Zawahiri detenuti in Egitto (avevano avuto un ruolo nell’assassinio di Sadat che aveva favorito l’ascesa di Mubarak), notizia che rimbalzò in qualche modo anche sui media, es sul WSJ.  
Tra il 1997 e il 2001 al-Zawahiri avrebbe avuto innumerevoli incontri regolari all’ambasciata americana di Baku, in Azerbajan, parte dell’operazione Gladio B.  
  
Nel 1998 il fratello di al-Zawahiri, Mohammed, avrebbe guidato una unità di élite del Kosovo Liberation Army contro i serbi, in contatto diretto con la leadership NATO.  
  
Paesi non spiati dagli Usa.  “Ecco perché sebbene l’FBI monitorasse di routine le comunicazioni diplomatiche di tutti i paesi, solo quattro paesi erano esenti da questo protocollo –  GB, Turchia, Azerbajan e Belgio – la sede della NATO. Nessun altro paese, nemmeno alleati come Israele e l’Arabia Saudita erano esentati”, racconta Edmonds.
Quale lo scopo di Gladio B? “L’obiettivo è controllare le risorse energetiche del mondo, in particolare il petrolio e il gas dell’Eurasia, dice Edmonds al W Blog.  Spiega che molti popoli dell’Eurasia parlano lingue turche e che per questa ragione la Turchia e il suo servizio segreto il MIT, ha avuto un ruolo chiave nelle operazioni Gladio B. E siccome molte di queste risorse sono i territori ex sovietici, Gladio ha avuto spesso di mira quei paesi.   
  
  Dire il vero nel lungo colloquio col Sunday Times di un anno fa – di cui riferisce il Nafeez Ahmed – Edmonds sullo scopo di Gladio B si limitava a delineare delle ipotesi: proiettare la potenza degli Usa nella sfera di influenza ex Sovietica per accedere a riserve energetiche e minerarie  strategiche per compagnie americane ed europee; respingere le potenze Russa e Cinese ; espandere le lucrose attività criminali in particolare il traffico illegale di armi e di droga.  
  
Un’economia criminale valutata $1,5 trilioni annui, un flusso di denaro che verrebbe riciclato in Usa e Europa. “Non è una coincidenza che il commercio di oppio sia cresciuto rapidamente durante la ‘tutela’ della NATO in Afghanistan”, aggiunge Edmonds.  
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In episodi di traffici illegali e corruzione Edmonds si è del resto imbattuta nel suo lavoro di traduttrice, racconta Ahmed. Nel post si citano dei casi di corruzione, anche dello stesso Dipartimento di Giustizia, con tanto di nomi.  
  
La sua vicenda.Assunta come traduttrice dall’FBI due settimane dopo l’11/9, grazie alla sua perfetta conoscenza di Turco, Farsi e Azerbajano,  Edmonds  si sarebbe imbattuta subito nelle prove che l’esercito Usa e e agenzie di intelligence collaboravano con gli islamisti militanti affiliati ad al Qaeda. E che funzionari dell’FBI coprivano la cosa. Quando ne parlò ai superiori la sua famiglia fu minacciata  e venne licenziata. Le sue accuse di spionaggio ai colleghi dell’FBi furono oggetto di un’indagine del Dipartimento di Giustizia, i cui esiti sono stati classificati, sebbene molte accuse vennero ritenute valide.  
  
Quando Edmonds cercò di raccontare in pubblico la sua storia, nel 2002 e poi nel 2004, il governo la silenziò  invocando quel che da noi si chiama “segreto di Stato”. Tutto quel che la riguardava venne dichiarato classificato.  
  Ma lei non desistette. 
  
Il Sunday Times trova conferme. Dopo averla sentita a lungo   l’anno scorso, l’unità investigativa del britannico Sunday Times ha indagato per conto proprio, trovando conferme, hanno raccontato due giornalisti all’autore del post.  
  
“Diversi funzionari del Pentagono hanno confermato l’esistenza di operazioni americane legate a reti di mijahideen in Asia Centrale dal 1990 al 2001, reti connesse con un ampio spettro di  traffici criminali di armi e droga”, raccontano anonimamente. Le stesse conferme arrivate da un funzionario del MI6.  
  
Il Sunday Times si accingeva a pubblicare tutta la storia in quattro puntate. Ma le ultime due non sono mai uscite. “E’ non è stata una decisione editoriale”.   
  
  A proposito di eserciti segreti e di piani per dominio globale .  

Per una mera coincidenza Underblog  si   imbatte per caso  in un pezzo dell’ Internazionale del settembre 2003 che parla delle ” notizie più censurate dell’anno”, il 2002, secondo l’abituale classifica di ProjectCensored.org .  
  
  “La più importante è il piano statunitense per il dominio del pianeta, ben rappresentato dal Progetto per un nuovo secolo americano ( Pnac). Il progetto prevedeva tra l’altro la guerra all’Iraq e all’Afghanistan molto prima degli attacchi dell’11/9. Il particolare agghiacciante è che un documento pubblicato dal Pnac nel 2000 descriveva l’esigenza di una “nuova Pearl Harbor per convincere gli statunitensi ad accettare la guerra voluta dall’amministrazione” (in realtà è un piano di Dick Cheney e dei Neo-con,  vedi qui).  
  
Un’altra notizia citata è tratta da un pezzo di Chris Floyd, collaboratore di Counterpunch, che nel 2002 prendeva spunto da un’inchiesta del Los Angeles Times a proposito degli eserciti segreti che il Pentagono (allora ne era a capo Donald Rumsfeld) addestra nel  mondo (titolo:“La guerra segreta: Frustrati dai fallimenti dell’intelligence, la Difesa sta drammaticamente espandendo il mondo oscuro delle operazioni coperte”, di W.M Arkin. Delle dilaganti operazioni coperte delle Forze speciali scriverà nel 2005 Seymour Hersh sul New Yorker).

  “Il gruppo azioni attive e preventive eseguirà missioni segrete mirate a stimolare reazioni tra i gruppi terroristici inducendoli a commettere atti violenti che li esporranno ai contrattacchi delle forze americane”, scriveva Floyd. “Trovate un focolaio di malcontento, mescolate ed ecco fatto: è pronta la giustificazione istantanea per qualunque intervento conquista-abuso vogliate”.   
  
Non suona vagamente attuale, di questi tempi?  

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