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Frontex immigrazione clandestina Senza categoria UE

Così la Ue spreca ​i fondi per l’immigrazione



Di Sergio Rame

Non è assolutamente vero che l’Europa non stanzia fondi per fermare l’immigrazione clandestina.

Anzi. Sul piatto ci sono 1,3 miliardi di euro che ogni anno vanno in fumo per non risolvere il problema. La macchina dell’Unione europea brucia, infatti, la metà di queste risorse in stipendi, affitti di grattacieli e sedi all’estero, spese di rappresentanze e non meglio specificate “relazioni esterne”. Come denuncia Marco Ventura sul Messaggero“il personale delle agenzie europee decentrate, che 15 anni fa erano 12 e oggi sono 32 con sedi nei diversi Paesi, è passato da 1.486 unità nel 2000 a 6.050 nel 2013”. Un mucchio di denaro in fumo, alla faccia dell’Italia che ha dovuto elemosinare 2,9 milioni al mese per pattugliare le frontiere dopo l’ultima ecatombe nel Canale di Sicilia. Dopo tutto Frontex, l’agenzia che dovrebbe vigilare sulle frontiere esterne, è uno degli organismi più ingordi e famelici delle sigle europee.
Il budget del Dipartimento “Echo” della Commissione, per l’assistenza umanitaria e la protezione civile, ammonta a oltre 1,3 miliardi di euro. Una cifra colossale che viene spartita a pioggia a un’infinita lista di ong e organismi internazionali. Tra queste c’è anche Frontex che conta uno staff di 317 persone. Come si legge sul Messaggero“la spesa relativa al personale nel 2014 ammonta a 20 milioni e 472mila euro, a cui vanno aggiunte le ‘altre spese amministrative’, 12 milioni e 590mila (comprensivi di oltre 5 milioni di affitto, sede in un grattacielo di Varsavia, 1 milione più che nel 2012)”, e oltre 4,5 milioni di euro per non meglio precisate “relazioni esterne”. Se si spulcia il bilancio di Frontex, che nel 2015 ci costerà ben 114 milioni di euro, troviamo anche 615mila euro spesi per le “riunioni non operative” e 675mila euro per “informazioni e trasparenza”.
Frontex non è certo la pecora nera delle agenzie europee decentrate che, in soli quindici anni, sono passate da dodici a trentadue. Tra queste c’è anche l’Ufficio di supporto all’asilo europeo (Easo) con sede alla Valletta. Qui lavorano appena 51 persone che, però, ci costano oltre 6 milioni di euro. All’esborso per lo staff vanno aggiunti altri 2,5 milioni di euro per le infrastrutture. Nel giro di un anno gli affitti sono, infatti, passati da 385mila a 765mila euro. A spiccare tra queste agenzie c’è, poi, il Fondo europeo per i rimpatri che tra il 2008 e il 2016 ci è costato ben 60 milioni di euro. Di questi 26 milioni sono stati messi a disposizione dall’Italia. Dove sono finiti. L’esempio fatto dal Messaggero è emblematico: per rimpatriare sessanta nigeriani a Lagos il Fondo europeo per i rimpatri ha speso 424mila euro.

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1 comment

Nella Crosiglia Aprile 27, 2015 at 8:24 pm

Grazie come sempre per queste informazioni che ormai non ci stupiscono più, ma purtroppo ci sconcertano! Un abbraccio serale!

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