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Conflitto israelo/palestinese: la situazione è sempre più critica, ma non tutto è perduto



Di Salvatore Santoru

Sono ormai più di mille le vittime dell’operazione “Protective Edge” lanciata dal governo israeliano.
Ultimamente l’aviazione militare dello stato ebraico ha bombardato e distrutto l’unica centrale elettrica di Gaza, e durante un raid contro un campo profughi e un’ospedale sono stati uccisi ben nove bambini palestinesi.

Secondo l’Onu sono circa 230 i bambini palestinesi uccisi dall’inizio dell’operazione “Protective Edge”.

D’altra parte ci sono stati quattro morti israeliani a causa del lancio di un razzo da parte di Hamas nell’area del Consiglio Regionale di Eshkol, e cinque militari sono stati uccisi a Gaza, nei pressi di Jabalia.

Sembra che una tregua sia per ora lontanissima, anche se, come riportato dal quotidiano israeliano “Haaretz“, l’Egitto sta cercando di formulare un accordo per il cessate il fuoco.



Anche sul fronte dell’informazione la situazione sembra alquanto tesa.

Il 21 luglio la giornalista israeliana di origini arabe Rula Jebreal, in una puntata del Ronan Farrow Daily, ha criticato i mass media statunitensi, compresa l’emittente Msnbc per cui lavora, “per essere troppo faziosi” e squilibrati sulla questione, e troppo succubi di Israele.

La giornalista ha affermato che non “ho mai visto un palestinese intervistato su questi stessi temi. Il rapporto è di 25/30 minuti per Israele e di 1 minuto per la Palestina”.


 A causa di queste dichiarazioni le sue future apparizioni televisive sull’emittente sono state cancellate, come dichiarato dalla stessa su Twitter.

Intanto, in Israele l’ente che gestisce la tv e la radio pubblica del paese, l’IBAha rifiutato lo spot realizzato dall’organizzazione pacifista B’Tselem dove sono elencati i nomi dei bambini morti durante l’invasione di Gaza effettuata durante l’operazione “Protective Edge”.



Negli USA durante una manifestazione pacifica contro la guerra sono state arrestate 24 persone, tra cui il noto scrittore di origine ebraica Norman Finkelstein.

La situazione risulta essere sempre più tesa e complicata, ma non tutto è perduto.
Come ho scritto in un recente articolo : “Una soluzione momentanea sarebbe quella dei due stati, con Israele che restituirebbe i territori occupati nel 1967 e si adopererebbe per rapportarsi in maniera equa con il vicinato palestinese”, e “questa soluzione farebbe contenti un pò tutti: finalmente i palestinesi avrebbero diritto alla propria terra e a un proprio governo, e gli ebrei non perderebbero quella che credono essere la loro terra promessa.”

Naturalmente per arrivare a ciò, le interferenze esterne dovranno essere notevolmente ridotte, a partire dall’enorme sostegno che gli USA e l’UE ( grazie anche all’influsso delle potenti lobby sioniste) danno a Israele, e dall’altra parte da quello di certi paesi arabi ad Hamas.

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