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Come la Cannabis Può Rivoluzionare la Nostra Economia: Intervista a Doug Fine

Di Francesco Simoncelli

«Tutte le nostre libertà – la libertà di religione e di riunione, la libertà di parola, il diritto di portare armi, il diritto di essere liberi da inutili ricerche di governo e dalla confisca – derivano dal precetto che siete voi i possessori ed i responsabili delle vostre scelte . Le leggi sul Proibizionismo negano il possesso di sé stessi e sono un affronto assoluto ai principi di libertà. Non sono d’accordo con l’uso ricreativo della droga, ma al tempo stesso, se le persone sono solo libere di prendere le decisioni giuste, non sono veramente libere. In ogni caso, gli stati dovrebbero decidere autonomamente come gestire questi problemi e il governo federale dovrebbe rispettare le loro scelte.»

~ Ron Paul

“Come è possibile avere il 56% degli Americani a sostegno della fine della guerra alla droga, e lo 0% dei senatori che appoggiano tale scelta?” si chiede Doug Fine, giornalista investigativo ed autore del nuovo libro, Too High To Fail.

Fine ha rilasciato questa intervista a Tracy Oppenheimer di Reason TV in cui discute del suo tempo trascorso nella capitale della cannabis in California, Mendocino County, e perché pensa che questa sostanza possa aiutare a salvare l’economia Americana. E non si tratta solo di raccogliere tasse.

“Un giorno, gli usi industriali potrebbero superare quelli psicoattivi. Se iniziassimo ad utilizzarla per la fermentazione dei nostri bisogni energetici, potremmo produrre enormi quantità di biocarburanti,” dice Fine, “la cannabis viene già utilizzata per fare i paraurti delle Viper Dodge.”

Ma, ahimé, a qualcuno il fascismo piace; quindi spunterà sempre il pinco pallino di turno pronto a regolamentare “per il nostro bene” la prossima cosa che leda determinati interessi privilegiati. Nel nostro caso, proteggere il monopolio delle narco-mafie e fare gli interessi delle case farmaceutiche censurando qualunque associazione tra cannabis e medicinale, principalmente. Soprattutto quando spuntano notizie sorprendenti come questa.

C’è differenza fra le sostanze stupefacenti. Ci sono quelle più pericolose e quelle meno. La cannabis è fra le più innocue. Per esempio fa meno male della nicotina. Fra quelle più pericolose in assoluto c’è l’alcool. Causa più dipendenza fisica e causa molti più danni di qualsiasi oppiaceo. Per esempio, un individuo assuefatto all’eroina che cerca di disintossicarsi può avere episodi sporadici di delirium tremens (anche se non è detto che li possa avere), un alcolista li sperimenta molto più spesso e di maggiore durata. Inoltre, per approssimazione, la dose mortale di marjiuana era stimata intorno a 20 kg. Mentre l’intossicazione d’abuso di cannabinoidi si può ottenere solo con dosaggi che l’uomo non può e non potrà mai raggiungere. Diciamo che ci sono modi di suicidarsi molto meno complicati. La cannabis, infine, non produce dipendenza fisica di rilievo. Dal punto fisico è una cosa estremamente blanda; dal punto di vista psicologico è una compulsione come qualunque altra.

DIPENDENZA – Non è dimostrata con l’uso di cannabis una vera e propria dipendenza fisica. Sul problema si è così pronunciata l’O.M.S. nel 1965:

“[…] assenza di dipendenza fisica, così che non esiste una definita e caratteristica sindrome dì astinenza” (W.H.O., 1965).”

La questione della dipendenza psichica è stata così riassunta dalla Commissione Canadese del 1972:

“…Molti consumatori trovano evidentemente la cannabis desiderabile e piacevole, e spesso escono per acquistarla, a rischio di severi provvedimenti legali …tuttavia, non sembra si sviluppino l’insaziabilità e l’urgenza della dipendenza da oppiacei, barbiturici, alcool e tabacco…” (Canad. Comm.1972,p.124).”

Se dovessimo elencare l’assuefazione da tic nervosi dell’uomo potremmo srotolare un papiro.

Prendiamone atto: ancora oggi quello che viene detto sulla cannabis è composto da emerite cazzate. Si millanta una pericolosità inesistente. Prendiamo ad esempio la presunta tossicità.

La tossicità complessiva della cannabis è una delle più basse fra le sostanze medicinali e non: “Nonostante la lunga storia del suo uso e il numero eccezionalmente alto di consumatori, non esistono reperti medici credibili da cui risulta che t’uso della cannabis abbia provocato un solo caso di morte. Al Contrario, una medicina di uso comune come l’aspirina determina ogni anno centinaia di morti” (D.E.A. 1988, p.57).

Tessuti cerebrali. Le ipotesi di danni permanenti al tessuto cerebrale (si è parlato sulla stampa addirittura di “atrofia cerebrale”) sono state rifiutate dai Rapporti nazionali USA e Canadese, (1972), dal Rapporto della N.A.S. e da quello dell’A.C.M.D. (1982). Analoghe conclusioni sono state tratte circa la psicosi da cannabis, intesa come malattia mentale permanente.

A titolo di curiosità, va segnalata una ricerca eseguita in USA nel 1986 molto citata dalle autorità come “prova” della intrinseca nocività della cannabis sui tessuti cerebrali. Due gruppi di topi sono stati sottoposti a forti dosaggi di THC, equivalenti (per il I gruppo) al consumo di 54 spinelli al giorno per 30-40 anni e (per il II) a 136 spinelli al giorno; danni cerebrali sono stati riscontrati soltanto nel II gruppo, ma non nel I, che pure era stato sottoposto a un dosaggio equivalente a consumi praticamente irrealizzabili negli umani (cit. da Hìgh Times, Jan 1987).

Si invocano interventi mirati e punitivi per gli utilizzatori di cannabis. Controlli periodici per evitare la pericolosità dei fumatori di oppiacei. Ma guarda caso, ogni volta che guardo un telegiornale sento parlare, per esempio, di vittime di pirati della strada uccise da gente ubriaca o impasticcata. Di cannabis neanche l’ombra.

Da sbellicarsi dalle risate quando i giornalisti, per dimostrare la tossicità della cannabis, citano documenti che ne spiegano i meccanismi di effetto. Tante grazie al cazzo che ha effetto! Però mi piacerebbe vedere ogni tanto qualcuno che citi i meccanismi di effetto dello Xanax, tanto per dirne una, visto che oltretutto dà una dipendenza peggiore.

Si dice che tutti i drogati hanno iniziato la loro “carriera” con la marijuana. Può anche essere vero, ma ciò non significa nulla, e in particolar modo non significa che chiunque fumi, beva, mangi, inspiri marjiuana debba per forza di cose passare a roba più pesante. Anzi, questo passaggio è molto raro.

Cazzate, quindi. Cazzate col botto.

Ogni tanto lo stato interviene per “proteggerci da noi stessi.” Se si entra nell’ottica che lo stato fa bene a “proteggerci da noi stessi” per le sostanze dannose che ingeriamo, prima o poi arriverà qualcuno che legge un bel manuale medico ed inizierà a sfornare in sequenza divieti su divieti. Proibirà l’alcol, le sigarette, i grassi animali, le carni rosse, ecc. Infine, se gli avanzano 5 minuti, e queste battaglie sono già avanti, inizierà a occuparsi della roba meno dannosa come le gomme da masticare, le bibite gassate ed i programmi televisivi. Già: ma con che diritto lo fa?

Il diritto chi governa ce l’ha, e se non ce l’ha se lo prende. Noi non siamo in grado (evidentemente) di badare a noi stessi e quello che ci danneggia deve esserci impedito. Meraviglioso, no? Ceeeeerto, come una risata a pieni denti di Giovanardi.

E’ strano, comunque, come nessuno faccia caso al fatto che i criteri che fanno definire una cosa pericolosa sono abbastanza arbitrari e riguardano un po’ tutto; dagli alimenti alle droghe, ai comportamenti al volante, ai comportamenti sociali. Le “regolamentazioni” (specie quando sono accompagnate da controlli, schedature, monitoraggi, ecc.) trovano sempre campi di applicazione molto più vasti. Come poi dimostrano gli storici carri bestiame, la fantasia statalista che porta a definire il concetto di “abusivo” e proporre la “cura” non conosce limiti. Da far impallidire lo stesso 1984 di Orwell…

Di seguito il video dell’intervista a Doug Fine.

Fonte: http://johnnycloaca.blogspot.it/2012/08/come-la-cannabis-puo-rivoluzionare-la.html

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