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Come cambia politicamente e geopoliticamente l’Europa dopo la vittoria di Syriza



Di Salvatore Santoru

La vittoria di Syriza ha innescato indubbiamente un processo di cambiamento rispetto allo status quo in cui era scivolata l’Unione Europea.

Grazie a questo successo, il diffuso sentimento di ostilità verso le attuali politiche dell’UE si è in qualche modo “istituzionalizzato”, e non è azzardato ipotizzare che costituisca il primo passo di una graduale “rottamazione” nelle classi dirigenti politiche dell’Unione Europea.



Dal punto di vista geopolitico, potrebbe costituire una rottura rispetto agli attuali equilibri su cui è basata l’UE, ovvero la sostanziale dipendenza politica verso gli USA e la NATO.

Difatti, non sono sfuggite ai media le diverse posizioni del partito di Tsipras rispetto alla Russia, vista come un possibile alleato strategico e non come un nemico, mentre non si sono smentite le dure critiche alla NATO, tanto che facendo un pò di dietrologia, qualcuno potrebbe vedere nel recente schianto di un’ F-16 greco in una base NATO in Spagna avvenuto proprio il giorno dopo la vittoria di Syriza, qualcosa di non troppo “casuale”.

Sui rapporti con la Russia di Syriza, c’è da segnalare la vicinanza dell’attuale ministro degli esteri ellenico Nikos Kotzias all’intellettuale Alexander Dugin, considerato tra gli ispiratori della recente politica estera di Putin, o gli incontri dello stesso Tsipras con la portavoce del senato della Federazione Russa Valentina Matvienko e il presidente della commissione esteri della Duma Aleksej Puškov.



Essenzialmente, come ha ben dimostrato il caso ucraino, l’Europa di oggi si trova “divisa” tra la sfera di influenza statunitense e quella, oggi relativamente molto piccola ma in rapida crescita, russa, ovverosia tra atlantismo e eurasiatismo.



I primi mirano a difendere con tutti i mezzi l’attuale status quo, mentre la Russia ha deciso di cavalcare l’onda sostenendo quelle formazioni che mirano al cambiamento dell’attuale struttura europea, come la stessa Syriza o gli omologhi Podemos in Spagna, così come il Front National in Francia.

Detto questo, si aprono diversi scenari per il futuro dell’Europa: o continuare a rimanere dipendente dalla NATO e dagli USA, o spostarsi verso Est, oppure scegliere una strada il più indipendente possibile.

Su quest’ultima alternativa, fa ben sperare la recente nascita del movimento “PEGADA” in Germania, movimento che ha tra le sue proposte quello di dire addio alle guerre della NATO e alla colonizzazione statunitense del continente, promuovere un sistema basato su maggiore democrazia e sovranità, promuovere l’indipendenza europea e rapporti pacifici con gli altri paesi.



Ciò che risulta maggiormente auspicabile per l’Europa oggi è quello di diventare maggiormente sovrana e indipendente senza per questo perdere specificità locali e nazionali ,come invece succede con l’attuale Unione Europea e i suoi modelli disfunzionali, di attuare una politica pacifica con gli altri paesi, compresa la Russia, a cui bisognerebbe revocare sanzioni  e ostilità gratuite senza per questo diventarne dipendente.

In questo modo, la strada per un’altra e migliore Europa risulterebbe sicuramente più facile.

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