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Clima impazzito: allarme siccità in Italia ,nel Nordovest oltre il 60% di piogge in meno

Sembra un paradosso, ma non lo è. Quello del 2015-2016verrà probabilmente ricordato in futuro come “l’inverno della siccità”. Se il clima secco solitamente caratterizza i mesi estivi, infatti, questa volta pare essere il tratto distintivo dei mesi invernali. Il 2015 in Italia non soltanto è stato l’anno più caldo della storia insieme al 2014, ma addirittura il più secco in assoluto. E nel 2016, per ora, nulla pare cambiare. Il gravissimo deficit di piogge ha costretto numerosi comuni, nel mese di gennaio 2016, a emettere provvedimenti che limitano i consumi idrici. Si tratta, naturalmente, di provvedimenti che generalmente vedono la luce nel periodo estivo, non in quello invernale. 

Italia in ginocchio per la siccità. Allarme per laghi, fiumi e montagne

Si chiede, insomma, di limitare il consumo di acqua per le più comuni attività quotidiane. In Sardegna, per esempio, dal 22 gennaio, in ben 15 comuni nella zona tra Nuoro e Sassari è stata imposta una contrazione di ben il 40% nella fornitura idrica dalle 18.00 di sera alle 6.00 del mattino successivo. Situazione drammatica non soltanto nell’isola, ma anche in quasi tutto il Nord Italia. Le amministrazioni locali stano correndo ai ripari ripristinando condotte e invasi in disuso da 15 anni. In Piemonte sono all’ordine del giorno le raccomandazioni contro gli sprechi nelle province di Vercelli, Biella e Cuneo. La provincia di Belluno, in Veneto, soffre delle maggiori difficoltà: in alcune località si sta facendo ricorso al rifornimento dei bacini con le autobotti. Alla fine dello scorso anno, a tal proposito, Cortina ha simbolicamente chiuso tutte le fontane pubbliche. In Lombardia la Regione ha diffuso l’allarmante notizia che la quantità di acqua presente nei laghi è inferiore di oltre il 50% rispetto ai livelli medi stagionali. Il Po, a Cremona, scorre 7,10 metri al di sotto dello zero idrometrico.

Montagne senza neve. Preoccupazione per l’agricoltura

Se la situazione per quanto riguarda fiumi e laghi è drammatica, non va meglio in montagna. La pochissima neve caduta sull’arco alpino si tradurrà in minor quantità di acqua disponibile durante il periodo estivo in tutta la Pianura Padana. Preoccupazione alle stelle anche per gli agricoltori. Coldiretti parla di una prospettiva drammatica. Basti pensare, per esempio, che in Toscana, ad Agnano Pisano, ci sono già le pere mature sugli alberi; piante di susine in fiore nella Versilia. Eventi che, mediamente, accadono a fine marzo, non in pieno gennaio. A Massa, addirittura, stanno maturando i pomodori. Risultato, questo, della siccità unita alle temperature eccezionalmente elevate. Se il trend proseguirà in questa direzione, durante la prossima estate potremmo trovarci di fronte alla terribile questione: destinare l’acqua all’agricoltura, ai consumi domestici o alla produzione di energia?

Montagne senza neve. Preoccupazione per l'agricoltura

Dicembre 2015: il mese più secco della storia

Intanto, i dati che arrivano dagli esperti del Centro Epson Meteo-Meteo.it parlano chiaro. “Il dicembre 2015 ha spazzato via qualsiasi record negativo riguardo le precipitazioni- afferma il meteorologoSimone Abelli-. I dati definitivi, infatti, lo fanno salire al primo posto come mese di dicembre più siccitoso della storia recente, almeno a partire dalla metà del secolo scorso. Si parla di un deficit di piogge a livello nazionale di ben il -91%. In altri termini, meno del 10% del quantitativo normale”. Non a caso, possiamo parlare di un “dicembre anticiclonico”, ossia un dicembre caratterizzato dal prepotente dominio di un’area di alta pressione che ha attanagliato per tutto il mese gran parte dell’Europa centro-meridionale. I valori sono risultati particolarmente elevati (mediamente di 1030 hPa) proprio intorno all’Italia. “Nel cuore del nostro continente– prosegue Abelli- l’anomalia termica ha raggiunto i 5 gradi sopra la norma”. Una situazione che ha contributo a mantenere lo zero termico sulle Alpi a quote tutt’altro che invernali: mediamente, un chilometro sopra i livelli normali, ma talvolta con punte addirittura oltre i 3000 metri. Una situazione che, inoltre, ha prodotto diversi record storici: il 28 dicembre, nella stazione del Monte Cimone, si registravano 12,6 gradi: 14 in più rispetto alla norma! Grave, l’abbiamo detto, la situazione di fiumi e laghi. Per questi ultimi, si sono registrate portate quasi dimezzate rispetto alla norma. In particolare, rispetto alla media del periodo che va dal 1946 al 2014, il Lago Maggiore risulta avere una portata del 40% in meno, il Lago di Garda del 61% in meno e il Lago di Como del 42% in meno. Anche il riempimento (volume invaso) si attesta sui minimi storici: il Lago Maggiore risulta al 17%, il Lago di Garda al 33% e il Lago di Como all’11%. Rispetto all’anno precedente, l’altezza idrometrica in alcuni casi è addirittura di oltre un metro inferiore: Lago Maggiore -140cm, Lago di Garda -58,3 cm, Lago di Como -81,1 cm. “ Naturalmente, nel generale contesto di clima mite e assenza di precipitazioni- prosegue l’esperto del Centro Epson Meteo- la situazione della neve sui monti e i livelli di laghi e fiumi è risultata preoccupante anche per l’altrettanto pesante eredità lasciata dal mese di novembre”. E, attualmente, nulla sembra migliorare.

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