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CIVILI NELLA GUERRA, IN SIRIA E IN IRAQ

civili
Di Fulvio Scaglione
Il rapporto di Amnesty International sulle vittime collaterali dei bombardamenti russi in Siriaè arrivato al momento giusto. Al momento, cioè, in cui l’analisi politica degli schieramenti e dei loro comportamenti rischiava di far dimenticare la realtà atroce della guerra, che si scarica soprattutto sui civili inermi.
In realtà, sarebbe più che ora di smettere di usare la dizione “vittime collaterali”, perché da diversi decenni i civili sono le vittime vere di qualunque guerra, e i militari semmai quelle “collaterali”. Già nella Prima guerra mondiale le vittime civili furono circa il 15% del totale, per diventare il 59% nella Seconda guerra mondiale. E poi le infinite guerre genocidiarie in Africa, i Balcani e, per restare al Medio Oriente e a noi, la guerra anglo-americana del 2003 in Iraq, in cui la percentuale di vittime civili rispetto al totale salì fino all’80%.
Amnesty, attraverso le parole di Philip Luther, direttore del programma per il Medio Oriente e il Nord Africa, sostiene che alcuni dei bombardamenti russi “sembrano aver preso volontariamente di mira civili o obiettivi civili, colpendo aree residenziali prive di obiettivi militari e persino strutture sanitarie, con la morte e il ferimento di civili. Tali attacchi potrebbero configurare crimini di guerra” (“Some Russian air strikes appear to have directly attacked civilians or civilian objects by striking residential areas with no evident military target and even medical facilities, resulting in deaths and injuries to civilians. Such attacks may amount to war crimes”). Accusa che Amnesty nel passato più o meno recente ha rivolto anche a Israele per la guerra a Gaza, a Hamas per la stessa guerra, all’Isis.

Sulla pelle dei civili

La Russia nega. Tutto o quasi tutto. Personalmente, penso che abbia (in parte o in toto) ragione Amnesty. Altrettanto personalmente, credo che quella di Amnesty sia una denuncia inutile. E le anime belle che oggi sventolano il Rapporto, prese dal loro disgusto per Assad e per Putin, dovrebbero spiegare dov’erano prima. Dov’erano, per esempio, quando Barack Obama, a proposito dell’ultima guerra di Gaza, disse (frase che gli è diventata abituale) che “Israele ha il diritto di difendersi”, facendo finta di non sapere che il punto di Amnesty, in quel caso come in tutti gli altri, non è “difendersi o non difendersi” ma “come ci si difende”: per esempio, ammazzando o no dei bambini che giocano in spiaggia e poi assolvendo i responsabili. L’esatto corrispettivo del riflesso di molti filo-palestinesi che, presi dal dramma di un popolo sottoposto a occupazione, smettono di vedere persino le torture e le esecuzioni sommarie di altri palestinesi da parte di Hamas (altro denunciato di crimini di guerra da Amnesty).
Se le guerre, oggi, sono guerre combattute sulla pelle dei civili e se conta quel “come”, e la salute l’interesse concreto di tutte le singole persone non combattenti travolte dalla guerra, allora sarà meglio dare una serie occhiata in giro. Ci vogliamo raccontare che la guerra in Siria è diventata atroce solo dopo l’intervento dei russi? Facciamolo pure. Anche se, ovviamente, non è vero. E non solo a causa dell’Isis. Fino a oggi, i comandi della la coalizione militare americo-saudita riconoscono di aver provocato 6 (sei) vittime civili. Ci credete, dopo 505 giorni di bombardamenti e 9.140 incursioni (17 nel solo giorno di Natale) su città e villaggi? Credete davvero che i recenti bombardamenti francesi e inglesi su Raqqa, la “capitale” del califfato, siano stati tanto chirurgici, visto che Raqqa è una città di 200 mila abitanti con scuole, ospedali, mercati, negozi, gente per le strade e tutto il resto?
In un solo mese di combattimenti (23 settembre-23 ottobre 2014) per Kobane (la città del Kurdistan siriano al confine con la Turchia, presa dall’Isis, contesa e infine liberata nel gennaio 2015), i raid della coalizione “buona” avrebbero provocato “dozzine di vittime tra i civili”. Chi lo dice? L’Osservatorio siriano per i diritti umani, da molti citato come un oracolo. Ma allora si badava solo all’epica dei peshmerga, bisognava proteggere il Kurdistan e la Turchia e non si andava tanto per il sottile. Anche con potenziali crimini di guerra.
La realtà delle guerre è diversa dai sogni, quelli con i buoni tutti di qua e i cattivi tutti di là. Secondo l’osservatorio Airwars, una Ong che monitora le attività militari in Siria e Iraq, la coalizione americo-saudita avrebbe ucciso, con le sue azioni, almeno mille civili, bilancio comunque datato metà novembre 2015 e quindi da aggiornare. Si dice “almeno” perché sono quelli accertati: in ipotesi, potrebbero essere più del doppio. E Airwars è tutt’altro che tenera con la Russia e le sue operazioni, vedere per credere. Vittime, quelle della coalizione organizzata da Obama, in gran parte irachene, perché la detta coalizione ha riversato sull’Iraq due terzi dei suoi raid, in obbedienza alla strategia americana di “picchettare” l’Isis e contenerlo in Iraq, lasciandogli invece mano libera in Siria. Dove, a quanto pare, anche l’Isis dei 400 civili uccisi a Palmira in un giorno, donne e bambini compresi, è preferibile ad Assad.
La morale di questo incubo è atrocemente semplice: se qualcuno cerca gentiluomini in Siria e in Iraq, ha sbagliato indirizzo.

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