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民间记者 – “Citizen journalism”: la Cina di internet contro la corruzione dei potenti

Di Emilia Maria Pezzini


A fine Ottobre 2012, in Cina si era visto l’uscente Premier Wen Jiabao intento a mettere a tacere con la censura le accuse di corruzione seguite a un’inchiesta del Financial Times sulla sua famiglia. Poche settimane dopo, Xi Jinping, attuale Presidente cinese, aveva dichiarato che una delle sue primarie preoccupazioni sarebbe stata la lotta alla corruzione “sotto la supervisione del popolo”.

Queste parole sono evidentemente state prese come un’incitazione al giornalismo partecipativo per “smascherare” i corrotti attraverso i social media e su Weibo, il più popolare sito di microblogging cinese. 民间记者 mínjiānjìzhě in cinese vuole dire “giornalismo partecipativo” o “citizen journalism”. 民间 è una parola composta dai caratteri “popolo” e “spazio” e significa “popolare, tra la gente, non-governativo”. 记者 invece vuole dire letteralmente “colui che registra” e si traduce “reporter” o “giornalista.
Per fare un esempio, a Dicembre il ventottenne Zhou Lubao ha condotto un’indagine sul sindaco di Lanzhou, Yuan Zhanting. Zhou ha raccolto su internet e condiviso fotografie in cui il sindaco Yuan indossa cinque diversi orologi costosi (tra cui un Vacheron Constantin del valore di circa 30mila dollari): un lusso decisamente al di sopra del budget di un politico cinese del suo rango. Per di più in seguito Zhou ha rivelato informazioni anche molto più gravi sul conto di Yuan e sulla sua cattiva gestione di soldi pubblici.
Di tutta risposta, Xinhua, il quotidiano ufficiale del Governo cinese, in un articolo intitolato “La mania della Cina per l’anti-corruzione online” dichiarava che la Commissione Provinciale per le Ispezioni Disciplinari del Gansu avrebbe avviato un’indagine sul sindaco Yuan e che le autorità stavano lavorando su un sistema di monitoraggio della corruzione dei funzionari in grado di integrare dati provenienti da diversi dipartimenti governativi.
L’articolo di Xinhua proseguiva con una riflessione sui limiti dell’attivismo anti-corruzione online, una “spada a doppia lama” che rischia di colpire cittadini innocenti. In conclusione, riportava il parere di Zhang Youde, preside della Scuola di Social Management dell’Università di Scienze Politiche e Legge di Shanghai, secondo cui gli “investigatori online” che oltrepassano i limiti e violano l’altrui privacy dovrebbero assumersene le responsabilità legali, attraverso un’apposita legislatura che dovrebbe essere stipulata.
Ultimamente in Cina non mancano i casi simili a questo. Spesso, nonostante l’attenzione del popolo di internet, il Governo si scaglia contro gli attivisti online attraverso la censura e i presunti corrotti la passano liscia, come è accaduto anche alla fine della storia del sindaco Yuan e di Zhou Lubao, che a Febbraio è stato isolato da internet per alcune settimane. A volte però ad avere la meglio è il citizen journalism.
A fine Aprile, ad esempio, Zhang Aihuan, il segretario del PCC della Zona Industriale di Binjiang nella città di Taizhou, è stato licenziato dopo uno scandalo mediatico partito dal basso che lo ha visto protagonista. Zhang era stato immortalato da alcuni smartphone mentre prendeva parte ad un lussuoso banchetto con circa 30 invitati, tra funzionari locali e business man, nel parco intrattenimenti della città di Taizhou. Jia Hongwei, uno tra i primi a fotografare la scena e diffonderla online, ha dichiarato che nella sala c’erano tavoli stracolmi di piatti costosi, alcolici e sigarette (spesso utilizzate come dono ospitale nella cultura cinese), per un valore totale di circa un migliaio di euro.
I cittadini di Taizhou, attirati dalle foto pubblicate su internet e dai macchinoni parcheggiati fuori dal ristorante, hanno fatto irruzione nella sala del banchetto. A quel punto Zhang Aihua si è inginocchiato sul tavolo e con un megafono ha chiesto perdono ai presenti. “Ho sbagliato stasera. Vi prego, perdonatemi. Farò qualsiasi cosa, se mi lasciate andare”, diceva Zhang. E la scena è stata filmata e diffusa viralmente sulla rete (è disponibile su Sina.com).
Il giornalismo partecipativo, dunque, sta cambiando il mondo dell’informazione cinese e sta avendo effetti sulla politica a livello locale, come si era già visto in occasioni come il terremoto del Sichuan del 2008. Secondo Steve Tsang, esperto di politica cinese presso l’Università di Nottingham, però, fatti come il licenziamento di Zhang Aihua non sono particolarmente indicativi perché la tolleranza del governo centrale nei confronti del citizen journalism si esaurirà non appena questo sfiderà gli interessi prioritari del Partito, quando si andrà troppo oltre «sarà diverso» e «la repressione sarà piuttosto dura».

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