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Chomsky e ‘impotenza dei «Sistemi di potere» di fronte al disastro ambientale

Di Fabrizio Buratto

La grandezza dell’ottantacinquenne Noam Chomsky, uno dei maggiori pensatori viventi, sta nel trasferire argomenti apparentemente lontani da noi – afferenti alla linguistica piuttosto che alla filosofia o all’economia –, nella vita di tutti i giorni con esempi concreti e parole semplici. Succede anche in questo “Sistemi di potere”, redatto in forma dialogica grazie alle domande postegli dal giornalista David Barsamian, noto per essere il fondatore e direttore di “Alternative Radio”, programma radiofonico sulla politica seguito da milioni di ascoltatori negli USA. “Conversazioni sulle nuove sfide globali”, recita il sottotitolo: dallo strapotere di banche e multinazionali ai tagli all’istruzione, da Occupy a WikiLeaks, da Youtube a Twitter, dal disastro ambientale ai farmaci low cost, Chomsky riflette sui sistemi di potere che, rendendo la società atomizzata, fanno credere al singolo individuo di non avere alcun potere per cambiare le cose.<

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«Leggere un libro – ci ricorda Chomsky – è un esercizio intellettuale. Significa riflettere, individuare le parti su cui tornare, interrogarsi su come inserirle in un contesto più ampio, sviluppare le idee». Cosa colpisce di questo libro? Intanto un allarme che non si può ignorare: per la prima volta nella storia dell’umanità è in pericolo la sopravvivenza stessa della specie poiché «i rischi derivanti dal sistema finanziario possono essere sanati dal contribuente, ma nessuno accorrerà in aiuto se l’ambiente sarà distrutto. E che l’ambiente debba essere distrutto sembra quasi un imperativo istituzionale».

E poi, da studioso rigoroso, cita fonti autorevoli a sostegno della sua riflessione: i dati dell’Agenzia internazionale per l’Energia, secondo la quale «abbiamo forse cinque anni prima di raggiungere il punto di non ritorno», incrociandoli con quelli dell’ IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), secondo cui «la dipendenza crescente dal carbone sta mettendo a repentaglio il pianeta».
“Ed ecco inserirsi la cronaca: la settimana scorsa i giornali hanno riportato una ricerca condotta dall’università di Washington con l’Oms, secondo la quale nel 2010 in Cina un milione e duecentomila persone sono decedute per lo smog, divenuto la quarta causa di morte prematura. Di fronte a questa cifra, il premier cinese Li Keqiang ha pronunciato testuali parole: «non dobbiamo più inseguire la crescita industriale a spese dell’ambiente perché non è buono essere poveri in una natura meravigliosa, ma non è buono neppure essere ricchi in un sistema degradato. E in definitiva respiriamo tutti la stessa aria, poveri, ricchi e governanti»

“Sistemi di potere” sfata anche alcuni luoghi comuni, e già che siamo in Cina prendiamone uno che la riguarda: non è vero che detiene la maggior parte del debito statunitense; ne possiede di più il Giappone. E quelle che l’economia considera esportazioni cinesi verso gli USA, in realtà sono prodotti che gli Stati Uniti mandano ad assemblare in Cina, dove la manodopera costa molto meno, e poi ritornano a casa sottoforma di importazioni dalla Cina. Giochi della finanza, giochi pericolosi sulla pelle dei consumatori, che poi sono anche elettori e membri della società civile. La medesima che ha prodotto Occupy Wall Street e altre forme di Occupy. Il Chomsky linguista nota come il termine “occupare”, grazie al movimento nato a Zuccotti Park, abbia perso la sua connotazione negativa, significando invece «assumere il controllo di qualcosa a fini popolari». Suo grande pregio è stato quello di «aver contribuito a creare delle comunità: un fattore, questo, di estrema importanza in una società atomizzata come la nostra.»

Noam Chomsky-Sistemi di potere-(Ponte alle Grazie) pagg. 188, € 15,00 .

Fonte:http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2013-04-04/limpotenza-sistemi-potere-fronte-161612.shtml?uuid=AbgB6IkH

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