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Chomsky e i padroni del pianeta

 Di Piero Tucceri
In Italia si è ormai dissolta ogni parvenza di democrazia. Al suo posto, si è consolidata una dittatura economica e finanziaria, la quale scandisce ormai sin nei dettagli i nostri ritmi di vita. A queste conclusioni è giunto Noam Chomsky, ritenuto il maggior linguista vivente, in occasione del Festival delle Scienze tenutosi a Roma lo scorso mese di gennaio. Egli ha altresì anticipato come il dilagante neoliberismo prepari la strada alla plutocrazia.
In Italia, la transizione verso questo regime dittatoriale, lo ha sancito l’avvento del governo Monti, il quale, oltre a non essere stato legittimato dagli elettori, è stato imposto dai burocrati di Bruxelles.
Per questo, secondo Chomsky, i sistemi governativi europei sono falliti. Indipendentemente dalle rispettive vocazioni politiche. E ciò è capitato nel momento in cui essi hanno delegato le loro attribuzioni agli oligarchi di Bruxelles. Per cui adesso, a decidere sulla sorte di ciascuno Stato dell’Unione Europea, è la Commissione Europea, la quale, non solo non risponde alla facezia del Parlamento Europeo, ma opera nell’ambito di un contesto francamente dittatoriale.

Sempre nell’opinione di Chomsky, il neoliberismo imposto dai tecnocrati di Bruxelles rappresenta ormai un pericolo planetario: infatti, i fanatici propugnatori del cosiddetto “libero mercato” sottovalutano scientemente il fatto che non possa configurarsi alcun presupposto economico in mancanza del dirimente supporto proveniente soprattutto dalla emissione monetaria. Per questo, le farneticanti speculazioni addotte da quella perversa oligarchia, rappresentano “un grande attacco alle popolazioni mondiali”.
Il mondo nel quale costoro ci costringono a vivere, non è più quello al quale siamo stati abituati: esso è infatti un mondo sempre più pervaso dall’ingiustizia. È un mondo nel quale le logiche criminali hanno ormai infiltrato i gangli vitali della società: è un mondo privo di valori di riferimento, i quali sono stati abilmente surrogati dalla falsità e dall’ipocrisia.
Per i responsabili di questo autentico sovvertimento sociale, la vita delle persone scade a mera variabile del sistema. Nella loro deviata e deviante concezione, la priorità spetta al denaro e al potere, per procurarsi i quali non esitano a relegare nelle peggiori condizioni di schiavitù interi popoli presso i quali annichiliscono ogni anelito di dignità.
Al fine di minare le fondamenta della società, costoro ne hanno prioritariamente disgregato il nucleo: la famiglia così come essa viene da sempre intesa. Nel contempo, ne hanno dissolto ogni altro riferimento. Al loro posto, hanno ingiunto virtuali stereotipi sociali concretizzati nel guadagno facile, nell’arrivismo e nell’attaccamento agli pseudovalori.
In questo preordinato intento distruttivo, un ruolo prioritario lo hanno svolto e lo svolgono i pennivendoli di regime, ai quali è stato affidato il delicato compito di rieducare la popolazione, attraverso la mistificazione della realtà, onde accompagnarla “verso una visione del mondo più ristretta”. In questo senso, assurgono a priorità tutti i programmi volti a decerebrare le persone: dal gossip, al calcio propinato a tutte le ore del giorno e della notte, ai reality show e ad altre simili spazzature. Nelle loro mani, queste fittiziamente ordinarie trasmissioni si trasformano in autentiche armi di distrazione di massa, finalizzate a spegnere ogni potenziale tentativo di ribellione verso il potere costituito.
Nella stessa logica perversa rientrano, come previsto del resto dal “Piano Kalergi”, gli esodi etnici attuati mediante l’incentivazione dell’immigrazione, al fine di fomentare ulteriormente la guerra tra i poveri.
Questi criminali stanno sgretolando lo stesso concetto di sovranità nazionale. Dapprima hanno rimosso quella monetaria di sovranità, sostituendo la lira con l’euro; adesso hanno tolto pure la sovranità politica. Non a caso, finora hanno imposto, senza suscitare nessuna significativa reazione, ben tre governi di nominati! Tre governi non legittimati dalla volontà popolare! Eppure, tanti sprovveduti si illudono ancora di vivere in un sistema democratico!
In questo inquietante contesto rientra la frode dell’”euro”. Non a caso, sin dalla sua introduzione, ben sette premi Nobel per l’economia, tra i quali merita di essere ricordato Krugman, conclusero che quella fosse una moneta artificiale e quindi pericolosa per la semplice ragione che la moneta di uno Stato debba rispecchiare la sua economia reale. Del resto, è inconcepibile l’esistenza di Stati retti da diverse economie e aventi un’unica moneta. L’Unione Europea potrebbe avere un senso soltanto qualora fosse organizzata sull’esempio del modello USA, nel quale la moneta unica rappresenta il presupposto di un unico Stato avente sovranità monetaria al quale compete il ruolo di intervenire in chiave omeostatica nei confronti delle economie dei singoli Stati. Ma questo non succede nell’UE, dove Stati come la Germania e la Francia non sono disposti a svantaggiare i rispettivi cittadini per sostenere quelli degli altri Stati più deboli, come l’Italia, la quale, tanto per rendere ancor più fosche le sue prospettive, pur contribuendo ai Fondi Comuni Europei, recupera solo in minima parte la sua partecipazione. È pur vero che in tale ambito la Germania partecipi in misura maggiore, ma è altrettanto vero che il suo contributo risulti notevolmente inferiore a quello che le competerebbe qualora l’UE fosse organizzata come Stato unico.
L’introduzione dell’euro è convenuta perciò soltanto ai tedeschi. Il marco era diventato infatti una moneta talmente forte da contrarne sensibilmente le esportazioni. Adottando una moneta meno forte, la Germania ha invece recuperato in questo settore, avendo come suoi elettivi importatori proprio gli altri Paesi dell’UE. Per converso, gli Stati più deboli dell’Unione, come l’Italia, avendo una moneta meno forte dell’euro, si sono ritrovati svantaggiati. È infatti di comune riscontro l’impennata subìta dai prezzi dopo l’introduzione dell’euro, la quale ha comportato la contrazione dei consumi con la conseguente riduzione della produzione e con l’aumento della disoccupazione.
Ma ormai in Italia la democrazia non si esprime più attraverso la volontà popolare. Qui attecchiscono soltanto le imposizioni dell’oligarchia finanziaria. La stessa Inghilterra non ha adottato l’euro. Ha mantenuto la sterlina, rimodulandola attraverso una apposita svalutazione rispetto all’euro al fine di godere di una maggiore competitività economica. Altri Paesi, come la Danimarca e la Svezia, hanno adottato la medesima decisione attraverso un referendum popolare.
La domanda che a questo punto viene da porsi è: perché i nostri governanti ci hanno fatto precipitare in questo disastro? Alla luce di quanto esposto, la risposta appare ovvia. E nei confronti dei disonesti e dei disinformati i quali sostengono che l’uscita dall’euro implicherebbe una svalutazione della moneta attraverso il ritorno alla lira, con il conseguente aumento dei prezzi, basti rilevare che in tale situazione anche i prezzi del mercato interno dovrebbero scendere onde adeguarsi al ridotto potere di acquisto della lira, perché diversamente i produttori fallirebbero. Quindi, interverrebbe la stessa dinamicità del mercato a riequilibrare la situazione. A questo si aggiungerebbe il vantaggio di rendere i prodotti italiani più competitivi nelle esportazioni, dal momento che essi costerebbero meno di quanto succeda attualmente con l’euro.

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