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Chi sta vincendo tra Israele e Hamas? : l’opinione del pacifista israeliano Uri Avnery

Tutti si chiedono: chi sta vincendo questo round?
Ma qui dovrebbe seguire un’altra domanda: chi è a giudicare?
La definizione classica della vittoria è: la parte che rimane sul campo di battaglia ha vinto la battaglia. Ma qui nessuno si è mosso. Hamas è ancora lì. Così come Israele.
Carl von Clausewitz, il teorico della guerra prussiana, ha notoriamente dichiarato che la guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi. Ma in questa guerra, nessuna delle due parti ha un qualche obiettivo politico chiaro. Quindi, la vittoria non può essere giudicata in questo modo.
Il bombardamento intensivo della Striscia di Gaza non ha prodotto una capitolazione di Hamas. D’altra parte, nemmeno la campagna di razzi di Hamas ha avuto successo. L’incredibile successo dei razzi nel colpire ovunque in Israele è stato accolto con l’incredibile successo di “Iron Dome”.
Quindi, fino ad ora, è un pareggio. 
Ma quando una piccola forza di combattimento, in un piccolo territorio, raggiunge una situazione di stallo con uno degli eserciti più potenti del mondo, può essere considerata una vittoria.
La mancanza di un obiettivo politico israeliano è il risultato di un pensiero confuso. La leadership israeliana, sia politica che militare, in realtà non sa come trattare con Hamas. 
Potrebbe già essere stato dimenticato che Hamas è in gran parte una creazione israeliana. Durante i primi anni dell’occupazione, quando qualsiasi attività politica in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza era brutalmente repressa, l’unico posto dove i palestinesi potevano incontrarsi e organizzare era la moschea.
A quel tempo, Fatah era considerato acerrimo nemico di Israele. La leadership israeliana demonizzava Yasser Arafat, l’arci-arci-terrorista. Gli islamisti, che odiavano Arafat, erano considerati il male minore, anche gli alleati segreti.
Una volta ho chiesto al capo dello Shin-Bet dell’epoca se la sua organizzazione aveva creato Hamas. La sua risposta: “Non li abbiamo creati. Li abbiamo tollerati.”
La situazione è cambiata solo un anno dopo l’inizio della prima intifada, quando il leader di Hamas, lo sceicco Ahmad Yassin, è stato arrestato. Da allora, ovviamente, la realtà è stata completate invertita: Fatah è ora un alleato di Israele, dal punto di vista della sicurezza, e Hamas l’arci-arci-terrorista. 
Ma è vero?
Alcuni ufficiali israeliani dicono che se Hamas non esistesse, avrebbe dovuto essere inventata. Hamas controlla la Striscia di Gaza. Essa può essere ritenuta responsabile per ciò che accade lì. Essa provvede alla legge e all’ordine. Si tratta di un partner affidabile per un cessate il fuoco.
Le ultime elezioni palestinesi, tenute sotto monitoraggio internazionale, si sono concluse con una vittoria di Hamas, sia in Cisgiordania che nella Striscia di Gaza. Quando ad Hamas è stato negato il potere, lo ha preso nella striscia di Gaza con la forza e ora gode della fedeltà della grande maggioranza del territorio.
Tutti gli esperti israeliani concordano sul fatto che, se il regime di Hamas a Gaza dovesse cadere, gruppuscoli islamici molto più estremi prenderebbero il sopravvento e farebbero sprofondare la Striscia, con i suoi 1,8 milioni di abitanti, nel caos completo. Agli esperti militari questa prospettiva non piace.
Così lo scopo della guerra, se si può nobilitare come tale, non è quello di distruggere Hamas, ma di lasciarla al potere, sebbene molto indebolita.
Ma come, per l’amor di Dio, si fa a farlo?
Un modo, chiesto oggi dall’ ultra- destra al governo, è quello di occupare tutta la Striscia di Gaza.
Qui i leader militari di nuovo avanzano un’altra domanda: E poi?
Una nuova occupazione permanente della Striscia sarebbe un incubo militare. Ciò significherebbe che Israele dovrebbe assumersi la responsabilità di pacificare e nutrire 1,8 milioni di persone (la maggior parte dei quali, tra l’altro, sono i rifugiati del 1948 provenienti da Israele e i loro discendenti). Una guerra di guerriglia permanente ne deriverebbe. Nessuno in Israele vuole questo. 
Occupare e poi lasciare? Facile a dirsi. L’occupazione in sé sarebbe una sanguinosa operazione. Se si adotta la dottrina “Piombo Fuso”, vorrebbe dire più di mille, forse diverse migliaia di morti palestinesi. Questa  dottrina dice che se un centinaio di palestinesi devono essere uccisi per salvare la vita di un soldato israeliano, così sia. Ma se le vittime israeliane dovessero arrivare a qualche decina, lo stato d’animo del paese cambierebbe completamente. L’esercito non vuole rischiare.
Per un attimo martedì è sembrato che un cessate il fuoco fosse stato raggiunto, con grande sollievo di Benyamin Netanyahu e dei suoi generali.
Ma era un’illusione ottica. Il mediatore era il nuovo dittatore egiziano, una persona odiata dagli islamisti di tutto il mondo. Lui è un uomo che ha ucciso e imprigionato molte centinaia di Fratelli musulmani. Lui è un aperto alleato militare di Israele. Lui è un cliente della generosità americana. Inoltre, dal momento che Hamas è nata da una costola della Fratellanza musulmana egiziana, il generale Abd-al-Fatah Al-Sisi la odia con tutto il cuore, e non lo nasconde.
Così, invece di negoziare con Hamas, ha fatto qualcosa di estremamente stupido: ha dettato un cessate il fuoco a condizioni israeliane senza consultare Hamas. I leader di Hamas hanno appreso la proposta del cessate il fuoco dai media e l’hanno respinta.
La mia opinione è che sarebbe stato meglio se l’esercito israeliano e Hamas avessero negoziato direttamente. Nel corso della storia militare, i cessate il fuoco sono stati organizzati dai comandanti militari. Un lato invia un ufficiale con una bandiera bianca al comandante dell’altro lato, e un cessate il fuoco viene concordato – o meno.
Nella guerra del 1948, un breve cessate il fuoco è stato organizzato dal maggiore Yerucham Cohen e un giovane ufficiale egiziano chiamato Gamal Abd-al-Nasser.
Dal momento che questo sembra essere impossibile con gli attuali partiti, andrebbe individuato un mediatore veramente onesto. 
Nel frattempo, Netanyahu è stato spinto dai suoi colleghi/rivali ad inviare truppe nella Striscia, per cercare almeno di individuare e distruggere i tunnel scavati da Hamas per mettere in atto attacchi a sorpresa sugli insediamenti di frontiera.
Quale sarà la fine? Non ci sarà fine, round dopo round, a meno che non venga adottata una soluzione politica.
Questo significherebbe: fermare i razzi e le bombe, porre fine al blocco israeliano, permettere alla popolazione di Gaza di vivere una vita normale, incoraggiare l’unità palestinese sotto un governo di unità nazionale reale, condurre seri negoziati di pace, FARE LA PACE. 

* giornalista israeliano, fondatore del movimento pacifista Gush Shalom

Traduzione di Mara Carro

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