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CATALUNYA, UNIONE EUROPEA E SECESSIONISMO DIFFUSO

Di Gianfrancesco Ruggeri
La vicepresidente della Commissione e responsabile per la Giustizia Viviane Reding ha emesso la sua sentenza riguardo alla Catalogna. A precisa domanda del Segretario di Stato spagnolo agli Affari Europei, Íñigo Méndez de Vigo, barone de Claret, ha risposto per iscritto, perché le parole volano, mentre gli scritti restano, che la posizione ufficiale dell’Esecutivo è la seguente: se la Catalogna diventerà indipendente sarà fuori dall’Unione Europea. Non bastasse, il portavoce della Reding ha aggiunto che questa posizione ufficiale della Commissione non è certo una novità, ma è già stata espressa in parecchie occasioni.

Risale infatti al 2004 la prima formulazione di questo concetto che è stato espresso durante una risposta data al Parlamento dall’allora presidente Romano Prodi: quando una parte del territorio di uno stato membro smette di esser parte di codesto stato, per esempio perchè il territorio diviene un stato indipendente, i trattati non si applicano al nuovo stato. Secondo l’analisi dell’Esecutivo, una regione resasi indipendente si convertirà, a causa della sua stessa indipendenza, in un paese terzo rispetto all’Unione e i trattati comunitari dal giorno dell’indipendenza non si applicheranno al suo territorio. Pertanto il nuovo paese dovrà chiedere di aderire all’Unione e perchè ciò avvenga è necessario il consenso unanime di tutti gli stati membri, nel caso specifico anche della Spagna.<

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È poi uscita una seconda nota alla Ponzio Pilato, ore dopo infatti la Commissione Europea ha precisato di aver parlato in termini generali e ha aggiunto che darà il suo parere legale sulla questione solo se il governo spagnolo lo chiederà ufficialmente presentando uno scenario dettagliato riguardo alla separazione con la Catalogna. In ogni caso questa è solo l’ultima presa di posizione del centralismo europeo, già in agosto José Manuel Durão Barroso, presidente della Commissione e successore di Prodi, aveva chiarito, forse aveva minacciato, che se la Catalogna diverrà indipendente, la cittadinanza europea non si applicherà ai catalani, infatti secondo Barroso la cittadinanza europea si somma e non si sostituisce alla cittadinanza nazionale di uno stato membro, la sola che permetta di diventare cittadini europei.

Insomma un quadro un po’ desolante sul quale però vale la pena di fare qualche commento. Punto primo qualcuno dovrebbe spiegare a Barroso che l’ipotetico caso di secessione in Europa non è proprio così ipotetico, perché se anche la Padania e la Galizia dormono, la Catalogna e Euskadi si danno un gran da fare, la Scozia è ancora più avanti, ha già fissato la data per il referendum indipendentista, e non dimentichiamo poi il Belgio sempre pronto a dividersi in due sull’esempio della Cecoslovacchia. Di fronte a questi fatti immaginate quanta lungimiranza politica si trovi nelle parole del nostro esimio presidente Giorgio Napolitano che solo un anno fa dichiarava “la secessione è fuori dalla storia”: “ma mi faccia il piacere”, avrebbe risposto un suo noto conterraneo.

In questo quadro poteva mancare lo zampino del centralismo italico? No, posto che vanno, danno che fanno. Ecco allora che è proprio Romano Prodi, probabilmente ancora atterrito dalle minacciose manifestazioni secessioniste padane della seconda metà degli anni ’90, che prende la parola per sancire che uno stato originatosi della secessione è fuori dall’Europa. Un precedente su cui ovviamente si fa forte il governo spagnolo, potendo così minacciare la Catalogna e smentire Artur Mas che vorrebbe una secessione nel quadro dell’Unione Europea. Minaccia chiara, sarete fuori, i catalani non saranno più cittadini dell’unione e se gli euroburocrati non fossero tra i fautori del multiculturalismo e del politically correct avrebbero più esplicitamente chiarito il concetto ai Catalani dicendoli a chiare lettere che se faranno la secessione, diventeranno degli extracomunitari!

Certo la Catalogna potrebbe chiedere di aderire all’Unione, ma a quel punto servirebbe l’unanimità di tutti gli stati membri, come a dire che la Spagna avrà diritto di veto e che il futuro della Catalogna in Europa dipenderà ancora da Madrid. Sintetizzando di nuovo il concetto in modo molto poco correct, si può dire che il messaggio per i Catalani è il seguente: non solo diventerete extracomunitari, ma lo resterete anche! Di questo passo la Catalogna, Euskadi, la Scozia, le Fiandre e speriamo presto anche al Padania potrebbero trovarsi fuori dall’Europa, impossibilitate a rientrarvi per il boicottaggio di Spagna, Inghilterra o Italia. Le migliori regioni d’Europa sarebbero così fuori dall’Unione e non è da escludere che qualche euro-cervellone potrebbe pensar bene di sostituirle con la Turchia: che bell’euro-Europa!

Vista così sembrerebbe una grana, uscir dall’Europa vorrebbe dire non aver più accesso al mercato comune, non poter più girar liberamene per i paesi dell’Unione, perdere la possibilità di accedere ai finanziamenti europei, persino non poter più far l’Erasmus… sai che perdita! Già, chiediamoci se davvero questa situazione costituirebbe una danno per la Catalogna. A Bruxelles e a Madrid pensano di si e forse sperano di mettere sotto pressione la Catalogna, non capendo che per l’Europa vale il medesimo discorso valevole per la Spagna: se la Catalogna se ne va, chi ci perde è l’Europa e la Spagna, non certo la Catalogna. Con perfetta mentalità euro-burocratica ed euro-capitalistica si pensa di poter frenare la voglia di libertà dei Catalani, senza capire due cose. La libertà e l’identità non sono concetti burocratici, chi lotta per la propria libertà vola molto alto e neppure lontanamente pensa di barattarli per la “cittadinanza europea aggiuntiva”: evidentemente gli azzecca garbugli di Bruxelles non lo capiscono.

Secondariamente, se proprio vogliamo metterla in termini economici, la Catalogna avrebbe il suo bel vantaggio immediato e concreto non facendosi più spennare ogni anno dalla Spagna, a conti fatti sarebbe un bell’affare anche a costo di perdere i tanto favoleggiati vantaggi offerti dall’Europa e dall’Euro, di cui in realtà ha bisogno la Spagna, ma non la certo la Catalogna: insomma molto meglio l’uovo catalano oggi che la gallina europea domani!

Usciamo dal caso particolare catalano e torniamo dalle nostre parti: se devo scegliere tra Italia più Europa e solo Padania scelgo a occhi chiusi mille volte la Padania. Anzi per certi versi potrebbe essere persino un vantaggio in più offerto della secessione liberarsi anche dall’Unione e dai suoi assurdi trattati: due piccioni con una fava e dovrei persino ringraziar Romano Prodi! Se mi garantisce che liberandomi dall’Italia, mi libero anche dall’Europa, divento ancor più secessionista, caso mai fosse possibile! Devo però ringraziare anche Barroso che mi ha assicurato che così facendo diventerò un extracomunitario, già un extracomunitario così come lo sono gli Svizzeri: caro Barroso, se la metti in questi termini, non sai quanto vorrei essere un extracomunitario!

In sintesi è l’ennesima euro-scenetta assurda che mi ricorda tanto una vecchia pubblicità della Dash in cui un piazzista, che a questo punto dovremmo immaginare con il viso di Prodi e di Barroso, offre due fustini di un non meglio precisato detersivo al posto di quello che abbiamo liberamente scelto… non c’è bisogno che vi dica come andava a finire. Padania Libera.

Fonte:http://www.lindipendenza.com/catalunya-ue-barroso-secessione/

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