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“Carcere preventivo per i sospetti terroristi”. È polemica sulla Guantanamo alla francese



C’è chi l’ha già ribattezzata la «Guantanamo alla francese», la possibilità cioè che anche dall’altra parte delle Alpi si possano incarcerare in modo preventivo individui radicalizzati a rischio terrorismo. Nel congresso riunito in seduta solenne a Versailles, il 16 novembre, tre giorni dopo gli attentati che sconvolsero Parigi, il presidente Hollande chiese ai parlamentari di ogni colore politico di proporre idee e iniziative per la lotta al terrorismo.  
Nello «spirito di unità nazionale» seguito alle stragi si impegnò a rivolgersi al Consiglio di Stato per verificare la conformità costituzionale di ogni proposta. Tra le idee giunte sul tavolo dell’esecutivo anche quella di Laurent Wauquiez, quarantenne repubblicano ed ex-ministro di Nicolas Sarkozy. Per lui la soluzione è semplice: bisogna autorizzare la detenzione preventiva per i soggetti a rischio, quegli cioè etichettati con la «fiche S», la scheda che indica gli individui «radicalizzati» in odore di jihad, ma senza che siano mai stati condannati. Come da impegni, l’idea di Wauquiez, è stata rigirata insieme a tante altre ai Saggi che ora dovranno esaminarla. Ma nei corridoi del governo la parola d’ordine è massima prudenza. 
E almeno per ora l’esecutivo diretto dal premier, Manuel Valls, rifiuta di dire se è d’accordo con una tale controversa misura. «Siamo a una svolta storica delle società democratiche occidentali. E’ importante rispettare i principi di unione nazionale e stato di diritto», affermano fonti dell’esecutivo a Parigi, aggiungendo: «Noi giriamo le domande senza esclusiva. Una volta che verrà posto il quadro giuridico ci sarà il tempo del dibattito».  
Davanti al tam-tam su media e social network della possibilità di una «Guantanamo» bleu-blanc-rouge anche al ministero dell’Interno ribadiscono che la proposta «non arriva dal governo ma da un membro dell’opposizione». Diversi dei terroristi francesi che nell’ultimo anno hanno colpito Parigi– incluso Amedy Coulibaly, l’assalitore dell’HyperCacher o Foued Mohamed Agghad, il terzo dei kamikaze del Bataclan identificato ieri – erano schedati con la S ma liberi di circolare liberamente. Il che ha suscitato incredulità, critiche e dure proteste, incluso tra le famiglie delle vittime.  
Per il quotidiano Le Monde, la concezione dell’ipotetica Guantanamo transalpina si spinge ben oltre quella Usa in quanto includerebbe la possibilità di incarcerare anche i cittadini francesi. E’ invece escluso che nel carcere cubano possano andare individui americani. In Francia l’idea non è nuova. Il 24 novembre, Nicolas Dupont-Aignan, leader di Debout la France, ribadì la sua volontà di creare una ’Guantanamo bis’ sull’isola di Cayenne, nella Guyane francese, per i jihadisti di ritorno dalla Siria. Ma le critiche non si sono fatte attendere. Per l’ex giudice antiterrorismo, Marc Trévidic, la creazione di tali centri sarebbe una pessima idea. «Non facciamo sciocchezze! Nessuna Guantanamo alla francese! Oggi serve efficacia nel rispetto dei nostri principi», ha detto intervistato da La Voix du Nord.  
Per Anne Giudicelli, specialista del mondo arabo-musulmano, l’idea di designare «individui come già colpevoli» anche se non c’è stato nemmeno un processo «è al limite della legalità». «Così facciamo il gioco dei terroristi», avverte. Rivelato dal sito internet «LundiMatin», il quesito rivolto al Consiglio di Stato è chiaro: «La legge può autorizzare una privazione dei libertà degli interessati a titolo preventivo e prevedere il loro internamento previsti a questo effetto?». Ai saggi l’ardua sentenza. Ma si riflette anche su altre soluzioni, come la possibilità di un braccialetto elettronico per i soggetti a rischio. In Francia sono circa 20.000 le persone oggetto della cosiddetta «Fiche S», di cui 10.500 per motivi legati al fondamentalismo islamico.  
FOTO:Guantanamo, http://latina-press.com

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