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Cancro: la premiata diagnosi a basso costo che non piace ai big

crosetto-dDi Davide Pelanda – Megachip.
I nostri lettori hanno avuto occasione di conoscere nel 2007 Dario Crosetto, ricercatore piemontese che da 17 anni vive a Dallas nel Texas, inventore dell’apparecchiatura PET del tipo 3D-CBS per la soluzione più efficiente per la diagnosi precoce del cancro. Questa volta Crosetto si è voluto mettere in gioco presentando e mettendo a confronto il suo progetto nel concorso mondiale Premio Leonardo da Vinci dell’Università di Pavia, aperto a tutti e caratterizzato da una rigorosa procedura scientifica e un ferreo regolamento. Il concorso si è concluso nel giugno scorso e ha visto vincitore Crosetto dopo un approfondito confronto con i sette progetti iscritti.

«Il bando del Premio Leonardo da Vinci è stato mandato via web in tutto il mondo, nei maggiori e migliori centri scientifici – dice il dottor Vincenzo Vigna, presidente del Premio -. Nessuno degli scienziati del Cern, del TerniLab italiano ha proposto delle alternative a ciò che ha prodotto Dario Crosetto, nessuno ha rivendicato una migliore efficienza rispetto al 3D-CBS, nessuno ha rivendicato costi inferiori o caratteristiche migliori rispetto al 3D-CBS. E’ stato certamente ben meritato».

Purtroppo però tale scoperta non è ancora operativa: se lo fosse, un paziente con un tumore al polmone, ad esempio – che oggi ogni tre mesi viene sottoposto a controlli con risonanza magnetica con alternanza TAC e PET per torace e addome, con il conseguente elevato assorbimento di radiazioni che supera per ciascun esame i limiti indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nell’arco di un anno – con un solo esame di soli quattro minuti farebbe lo screening, con un assorbimento delle radiazioni pari a quello di una mammografia.
Inoltre la PET 3D-CBS riesce a catturare un fotone ogni venticinque contro la PET attuale che ne capta uno ogni dieci mila: la 3D-CS è praticamente 400 volte più efficace.
E forse ne gioverebbero anche i bilanci del sistema sanitario italiano e mondiale, per non parlare delle conseguenze socio-economiche drammatiche e devastanti sia per i malati che per le loro famiglie.
Dove sono i risultati, a fronte dei fiumi di soldi versati per anni e anni sui voraci budget della generica “lotta contro il cancro”?
Il New York Times il 23 aprile del 2009 scriveva che il tasso di mortalità per il cancro è calato del 5 per cento tra il 1950 e il 2005, mentre invece nello stesso periodo il tasso di mortalità per le malattie cardiache è diminuito del 64 per cento, per gli infarti del 74 per cento e per la polmonite e l’influenza del 58 per cento.
Magra è stata dunque la riduzione negli ultimi 50 anni della mortalità data dal tumore, nonostante una spesa che nei primi 38 paesi industrializzati del mondo raggiunge i 500 miliardi di euro.
Come è possibile? Eppure sempre più spesso ci sono campagne pubblicitarie televisive che raccolgono da anni fiumi di denaro per la lotta ai tumori. Ma che fine fanno questi denari? Pochi dei cittadini-donatori se ne sono interessati per davvero.
«Per prima cosa– afferma Dario Crosetto- è necessario che chi fa le donazioni chieda a chi riceve i fondi una stima di quanto sarà la riduzione di mortalità da cancro prevista grazie ai loro progetti: se chi finanzia non chiede cosa riceve in cambio è quasi impensabile che si possa raggiungere un risultato. Anche se si partecipa versando solo dieci o venti euro, si deve domandare all’organizzazione ricevente: “per cortesia ci dite qual è il progetto? Ci indicate il link sul web dove lo possiamo trovare? Ci dite qual è la vostra pubblicazione che descrive il programma? Ci dite qual è il vostro tangibile obiettivo per raggiungere la riduzione della mortalità da cancro? Di che percentuale sarà? Dello 0,1 per cento, dell’1 per cento, del 5 o del 10 per cento? Entro quanti anni? 2 anni, 3 anni, oppure 10, 20, 30 anni?».
Crosetto si accalora: «In sostanza l’appello è: fate in modo che questi gruppi si prendano laresponsabilità per i soldi che ricevono da voi semplici cittadini e, soprattutto, che vi segnalino un articolo, un sito web, che pubblichino il progetto in modo da poterlo segnalare al sitowww.insiemecontroilcancro.org e che possa essere messo a confronto con tutti gli altri progetti: da qui emergerà il migliore».
Genny Zagami, siciliana, medico oncologo del gruppo Insieme Contro il Cancro sottolinea come sia necessario un «cambiamento paradigmatico per l’assegnazione dei fondi della ricerca sul cancro che permetta di poter verificare con trasparenza il supporto scientifico dei progetti premiati. Ma anche che sia implementata e utilizzata la tabella comparativa che noi definiamo tabella parametrale dei progetti di ricerca sul cancro, che rimanda innanzitutto all’onesta del ricercatore e dunque all’onesta scientifica dello stesso progetto di ricerca».
Ma l’importante scoperta di Dario Crosetto ancora non riesce ad essere applicata, anche per una sorta di muro di omertà e di ostilità che per anni ha subito presso certe “baronie” di gran nome e presso le lobby della farmacopea mondiale.
«Quando una scoperta-tecnologia innovativa come la 3D-CBS – sottolinea ancora la dottoressa Zagami – la si fa scivolare nel sottobosco di un’informazione condizionata e pilotata, a mio avviso si disattende non solo al diritto della collettività – e in particolare del malato oncologico – di ricevere adeguata informazione, ma si disattende soprattutto un principio etico. Quando gli scienziati giungono a una scoperta o a un’invenzione che può salvare la vita di un essere umano, ritengo sia un dovere sociale, etico, morale e anche politico che ciò diventi di pubblico utilizzo e beneficio. Il sapere è un diritto fondamentale di cui oggi migliaia di donne e uomini sono defraudati».

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