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Brasile, gli Indios occupano il Parlamento

BRAZIL-INDIGENOUS-TERRITORY-PROTEST

Di Andrea Salati
http://dailystorm.it

Un gruppo di Indios ha occupato il Parlamento di Brasilia per protestare contro un emendamento che mette il Governo in condizione di stabilire i confini delle loro terre…

L’ATTACCO CHE NON TI ASPETTI – Considerati i tempi che corrono, l’occupazione di un Parlamento risuonerebbe un pò come la notizia che prima o poi ti aspetti. Eppure, se gli occupanti fossero “Indios” il fenomeno sarebbe di certo più inaspettato e non potrebbe lasciare indifferenti. L’irruzione di un centinaio di nativi di varie etnie il 16 aprile nel Parlamento di Brasilia, accompagnati da grida di battaglia, ha colto di sorpresa anche i deputati, spaventandoli e costringendoli alla fuga.<

br />Gli indigeni, provenienti da ogni parte del Brasile, dopo aver superato la sicurezza, sono riusciti ad invadere l’aula della Camera senza troppi ostacoli pur mantenendo un atteggiamento pacifico. Il motivo della loro irruzione è quello di impedire l’approvazione di un pacchetto di riforme mirate a ridefinire i confini delle loro terre secondo le spietate logiche del profitto e delle multinazionali. Invitati ad esporre le proprie istanze, hanno deciso di restare ed imporsi nel tavolo delle trattative fino all’esito dell’incontro programmato per quel giorno. In seguito, a causa del persistere dei disagi provocati dai nativi, il Presidente della Camera, Henrique Alves, ha deciso di rinviare l’approvazione del pacchetto al prossimo semestre, quando al tavolo dei negoziati sarà presente anche una rappresentanza indigena.
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PEC 215 – E’ così che viene soprannominato l’emendamento costituzionale che trasferisce dal Governo al Congresso il potere di delimitare i territori destinati alle comunità indigene. Di fatto, l’accusa mossa dai nativi è quella di favorire i cosiddetti “ruralistas“, latifondisti che tutelano gli interessi dei grandi produttori agricoli e delle multinazionali a discapito delle popolazioni locali. Nonostante le continue rassicurazioni da parte del Governo, i timori degli indios sembrano essere del tutto fondati.
Nonostante esistano infatti oltre 300 comunità indigene con più di 200 dialetti diversi, tutte quante hanno assistito distintamente negli ultimi anni al progressivo depauperamento della foresta amazzonica e delle sue aree adiacenti in nome di uno sviluppo industriale che non conosce confini. La cessione di competenza da parte del Governo potrebbe di fatto segnare una fondamentale svolta in senso negativo, legando le mani a tutte le realtà indigene coinvolte, chiaramente impotenti di fronte ai bulldozer delle multinazionali. Per bocca del “cacique” Raoni, capo del popolo Kayapò, gli abitanti delle foreste hanno detto: «siamo contrari all’invasione delle nostre terre. Noi siamo i primi abitanti e l’uomo bianco ci sta comandando, questo non ci piace». Sostanzialmente una rivendicazione di appartenenza a quelle terre ormai finita nel bersaglio delle multinazionali nonostante ricoprano il 12% del territorio brasiliano e oltre il 20% di quello amazzone. L’irruzione ha portato a galla un problema che da tempo veniva celato alla comunità brasiliana contribuendo indubbiamente a sensibilizzare molti tra cittadini, realtà territoriali e comitati per la tutela ambientale.
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NON E’ UN CASO ISOLATO – Fa ridere l’idea che sia il Congresso brasiliano a decidere i confini di una popolazione nativa che non conosce residenza o appartenenza ad uno stato. Eppure, con le dovute differenze dettate dalle circostanze,  è prassi diffusa quella di commettere soprusi verso indigeni, incapaci di difendersi e di capire perché gli venga sottratta la propria terra per far spazio a colate di cemento o grandi opere. Basti pensare infatti alle popolazioni native dello Yasuni Park in Ecuador, agli abitanti del Delta del Niger, ai nativi indiani e sudafricani scacciati per far posto a dighe che non apporteranno alcun beneficio e devasteranno la morfologia territoriale dei luoghi interessati. Il diritto al rispetto delle culture locali e della natura sembra troppo distante dalle logiche di uomini che si ritengono civilizzati perché portano la cravatta e tengono i capelli in ordine.
L’esempio di Correa, leader ecuadoregno, di istituire il diritto alla Madre Terra, sta per ora salvando non solo le popolazioni locali, ma anche la biodiversità animale e vegetale di un’intera regione. Ma forse tutto questo ai leader brasiliani non interessa, d’altra parte il prossimo anno ci saranno i Mondiali e a seguire le Olimpiadi; vi pare che non si possano cacciare quattro indigeni e tagliare due alberi per costruire una splendida sede magari per i giornalisti sportivi? Oggi è la 43° Giornata mondiale della Terra, un momento di riflessione per guardare al futuro ma anche al nostro passato, al fine di comprendere i nostri errori. Purtroppo, mentre le oltre 300 etnie indios brasiliane avranno ben poco da festeggiare… Le multinazionali sorseggeranno caipirinha impazienti di far profitto sul bene primario dell’uomo, la natura.

Fonte:http://dailystorm.it/2013/04/22/brasile-indios-occupano-il-parlamento/

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