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Bracconaggio: uccisi il 50% degli elefanti del Mozambico

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Di Davide Mantovani
Gli ultimi 5 anni sono stati macchiati dal sangue degli elefanti caduti sotto gli spietati attacchi dei bracconieri a caccia di morte e denaro.
Secondo i dati della fondazione americana Wildlife Conservation Society, in Mozambico, nell’Africa orientale, il 50% della popolazione di elefanti è stata trucidata dai cacciatori di zanne, passando negli ultimi 5 anni da 20 mila a 10.300 esemplari, una strage silenziosa, che più in generale, nel continente africano colpisce circa 96 elefanti ogni giorno.
Le prede più ambite sono da sempre i maschi per via delle grandi zanne di avorio ben pagate sui mercati asiatici, e naturalmente, la grande riduzione degli esemplari di sesso maschile crea poi un disequilibrio che si riflette sulla salvaguardia di tutta la razza.
Ma non è solo la caccia illegale a minacciare gli elefanti, oltre ai bracconieri, questi nobili animali devono lottare sempre di più con un’espansione degli insediamenti umani che non tiene conto del loro habitat naturale, provocando loro gravi difficoltà nella ricerca di cibo e generando immancabilmente conflitti con gli agricoltori e gli abitanti dei nuovi insediamenti urbani.
Così, in questo quadro dalle tinte cupe, la ong Elephant Without Borders, dando un bilancio generale della situazione, mette nero su bianco questa triste realtà in modo inequivocabilmente drammatico: in Africa rimangono solo 470mila esemplari di elefante.
Volendo determinare un confine alla follia umana si rischia di dover tracciare costantemente linee più larghe fino a sprofondare in situazioni irrecuperabili, per questo motivo non può che essere necessario, ora come non mai, una forte azione internazionale di tutela della specie e del suo habitat da un lato, e dall’altro, non possiamo esimerci, anche se le vicende degli elefanti africani ci sembrano lontane, dal pretendere politiche che non sottovalutino una educazione globale che sia propedeutica alla difesa dell’ambiente.
Il futuro del nostro Pianeta non può che essere fondato su un presente in cui il rispetto per la vita in ogni sua forma sia una necessità irrinunciabile, quindi affrettiamoci affinché ciò sia posto in essere qui ed ora.

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