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Benjamin Franklin e i Rosacroce



Di Orval Graves *

Raymond Andrea, che è stato un Gran Maestro in Inghilterra, ha scritto
in una pubblicazione Rosa-Croce: “E’
gratificante osservare il continuo aumento
di interesse per i Maestri del passato
dell’Ordine, come dimostrato dalle
innumerevoli biografie e monografie che
sono ogni tanto pubblicate.


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Che in questo
secolo la memoria dei nostri predecessori
sia riscattata, che le loro vite abbiano
il riconoscimento che meritano e che il
loro lavoro sia totalmente compreso. Che
questo auspicio sia compiuto”.<

br />Grazie alla trasfigurazione nazionale provocata dalla Rivoluzione
Americana, il periodo coloniale sembra essere più lontano da noi di quanto
sembra. Uno dei segni di grandezza di Benjamin Franklin è il fatto di essere
stato un ponte tra le colonie del 18° secolo e gli Stati Uniti del 19° secolo.
Inoltre, sembra sia stato anche un ponte tra i secoli 19° e 20°, perché anche
oggi lo consideriamo così attuale come noi stessi lo siamo.
Nonostante sia vissuto più di duecento anni fa, i pensieri dei rosacrociani
del passato sono esattamente quell i di oggi – abili nella conoscenza, pratici e
rivoluzionari nel servizio, concentrati sull’illuminazione, nell’innalzamento
e nel progresso, e soprattutto diffidenti, in principio, dell’opinione dei
conservatori.
Pochi uomini hanno avuto una vita così piena come quella
di Franklin. È un grande onore poter dire di lui che ha occupato alte
cariche in tempo di mancanza di governo, di corruzione – tanto nel
mondo civile quanto nel religioso – che non ha partecipato ad alcun
tipo di crimine, che ha conquistato la stima di dirigenti depravati e di
un popolo rivoltoso senza aver ricevuto nessuna accusa da parte di
entrambi.
Figlio di un umile artigiano di candele di Boston, dopo due anni
di scuola e altri due lavorando con il padre, leggeva qualsiasi libro gli
capitasse in mano. A dodici anni lavorò come apprendista nella tipografia
del fratello. A quindici scrisse il suo primo articolo nel quotidiano The
New England Courant. Un malinteso con il fratello lo portò a Filadelfia,
dove aprì una tipografia, fondò la Pennsylvania Gazette e, finalmente,
nel 1732 iniziò a stampare il Poor Richard’s Almanac. Dieci anni dopo
entrò nella vita politica. Scrisse depliant e articoli riguardo alle questioni
dell’epoca e all’età di quarantadue anni aveva già fondato l’Università
della Pennsylvania, venduto la tipografia e il giornale, sviluppato
una buona competenza ed era interessato allo studio dell’elettricità.
Si trovava a metà strada nella vita e il suo nome era già noto fuori dal
paese.
Politica, scienza e diplomazia, in modo alternato, lo accompagnarono
fino al termine della sua carriera. Difese la causa del suo
paese all’estero. A casa, combatté gli oppositori del governo, convinse
gli indecisi e incoraggiò gli afflitti. Fu insultato e disprezzato, ma
anche lodato. Scrisse diverse satire, protocolli, discorsi e catechismi.
Analizzò il fulmine, inventò il parafulmine e la cucina. E quando
scoppiò la rivoluzione, fu inviato in Francia come ambasciatore, dove dove
la sua fama l’aveva preceduto. Il valore del servizio che prestò alle
colonie in guerra è incalcolabile. La sua sagacia, il suo tatto, la sua meta
e il suo patriottismo irremovibili, la sua dignità naturale furono meno
efficienti solo degli eserciti di Washington per portare la guerra a un esito
positivo.
Nel 1785 il Congresso gli permise di ritornare dalla Francia. Aveva
ottant’anni. L’Europa lo accompagnò con feste e lodi. In America fu accolto
con sfilate e festeggiamenti. Era considerato ‘amico dell’umanità’, il ‘padre
dell’indipendenza americana’. Il suo nome era già scritto sui quattro più
importanti documenti del secolo: la Dichiarazione di Indipendenza, il
Trattato dell’Alleanza, il Trattato della Pace e la Costituzione Americana.
Di tutti i patrioti americani, Franklin fu l’unico ad apporre la firma su tutti
i quattro documenti. I suoi articoli, le sue massime e la sua autobiografia
non saranno mai cancellati dalle pagine della letteratura americana. Il
suo carattere è il prototipo delle virtù più solide. Pochi uomini della sua
epoca hanno ricevuto tanti onori, e il tempo che è passato dalla sua morte
approfondì e aumentò il rispetto e l’affetto ispirati dalla sua memoria.
Potremo dire che era un uomo tutto fare. Possiamo considerarlo
un artista, tanto che il Congresso perpetuò il suo aiuto effigiandolo nelle
banconote. Come meccanico e inventore, perfezionò nuove cucine, le
lampadine, gli occhiali bifocali; la sua abilità nella musica produsse un
nuovo strumento musicale; organizzò il sistema postale e fu il primo capo
delle poste; fondò la prima biblioteca ambulante; fu il primo a proporre
l’ora solare, a pensare all’aria condizionata; imparò da solo la lingua
italiana durante le partite a scacchi; diventò scrittore trascrivendo grandi
opere della letteratura.
Il giovane Benjamin si distaccava per la capacità di osservare,
imparare a memoria, per la facilità nei rapporti e per il desiderio di
acquisire conoscenze – principalmente di carattere sperimentale.
Il vecchio Benjamin era razionale, filosofico, ricco di idee, pieno di
compassione. Formulava dei proverbi concisi – che non sono altro che
la condensazione della conseguenza – sempre recuperando il tragitto
fino alle cause e leggi primarie. Evidenze storiche dimostrano che da
giovane Franklin fu un grande osservatore, ma da vecchio un profondo
pensatore. Il suo nome è inseparabile dal fantastico e originale Poor
Richard’s Almanac. Sebbene poche persone, nel diciottesimo secolo,
possedessero una biblioteca, quasi tutti possedevano due libri: la
Bibbia e il suo almanacco. La Bibbia dettava cosa riverire e cosa
fare; l’almanacco trattava di quando e come procedere. Franklin
possedeva conoscenze di astrologia e astronomia e il suo almanacco
era un’effemeride completa, poiché registrava la posizione dei pianeti,
le fasi della luna, il cambiamento delle stagioni, la durata dei giorni
e informazioni sulle maree. Inoltre prevedeva il tempo, il futuro e
presentava dei dati riguardo alle costellazioni, così come pronosticava
catastrofi. È citato come astrologo di comprovato merito, e la storia
registra che le previsioni divulgate si verificavano veramente.
Non ha mai potuto fare la sua mappa astrale perché non conosceva
l’ora di nascita. Tuttavia, secondo il libro La padronanza di sé e i cicli
della vita il suo ciclo dell’anima può essere letto nel periodo nr. 6 e
nella polarità B. Nacque di domenica, il 6 gennaio 1706 (stile antico),
17 gennaio (stile nuovo).
Solo per curiosità, possiamo descrivere il suo carattere secondo
la numerologia. Il numero semplice, o numero di nascita di Benjamin
Franklin è sei, che simboleggia la perfezione e il lavoro. Le persone
che si trovano sotto l’influenza di questo numero hanno più amici
degli altri, ad eccezione del numero cinque. Franklin, quindi, era
sotto l’influenza di Venere, era molto generoso, molto attraente e
molto amato da tutti. Il suo colore era il blu e la sua pietra il turchese.
Altre persone con il numero sei: Napoleone, Federico il Grande, la Regina
Vittoria e Giovanna D’Arco. Il suo primo nome, Benjamin, totalizza
24, il cui numero composto significa fortuna, legami con alta posizione
sociale e favorevoli imprese. Il suo cognome, Franklin, totalizza 27,
che è una promessa di autorità, potere e comando. Conferisce intelletto
produttivo e capacità creativa. Osservando la scrittura delle persone
che firmarono la Dichiarazione di Indipendenza, abbiamo un paragrafo
interessante per i grafologi. La scrittura di Franklin denota delicatezza,
cortesia, compostezza e raffinatezza. La caratteristica poco comune dei
capelli ricci solo nelle punte ci convince della sua inventiva e ingenuità.
Le lettere inclinate in avanti indicano che possedeva una natura affabile e
compassionevole.
Vediamo ora i legami occulti di Franklin. Pochi sono stati gli uomini
onorati da così tante biografie, e rimaniamo stupefatti dal fatto che ogni
scrittore lo abbia descritto in modo diverso e che ci siano molte tradizioni
fortemente intrecciate di misteri che avvolgono la sua vita. Cito un
brano scritto dal nostro Imperator: “La verità è che Benjamin Franklin
effettivamente ha fondato un gruppo di rosacrociani che si riuniva come un
organismo isolato a Filadelfia, così come avviene oggi, quando un gruppo
di membri si riunisce per fondare un altro organismo. Dopo la fondazione
nel 1694, le attività rimasero come un nucleo comunitario per molti anni, e
solo nel 1720 hanno raggiunto un numero tale di membri da permettere la
fondazione di altre logge. In quella fondata da Franklin i membri vivevano
come se fossero in una comunità quasi segreta”.
Il lavoro occulto di Franklin si trova nel blasone e nel sigillo
americano. Ha presieduto la commissione responsabile della sua creazione.
Quali erano le credenze, le opinioni e la filosofia che hanno permesso
a un bambino povero di arrivare a tanto successo e tante conquiste? Tali
elementi hanno costituito solo la parte esterna della sua vita interiore.
Alcuni lo consideravano cristiano, altri ateo. Ambedue i giudizi sono
ingiusti.All’inizio era destinato al sacerdozio ma la turbolenza dell’epoca
lo portò oltre la sua vocazione. Documenti riguardanti la sua vita
privata attestano che era un discepolo dei Pitagorici inglesi del
diciassettesimo secolo. Credeva nella metempsicosi – una forma di
reincarnazione – e in un Dio supremo, accerchiato di dei minori e
con Cristo come uno dei suoiprofeti. Il vangelo di Franklin diceva:
“Signore, sono già vissuto molto; e più vivo più ho prove di questa
verità: Dio governa tramite gli atti degli uomini. E se è impossibile
per un uccellino cadere per terra senza che Lui se ne accorga,
credete sia possibile a un impero sollevarsi senza il Suo aiuto?”
Lui stesso affermava di pagare regolarmente un contributo al
pastore della chiesa Presbiteriana, nella città di Filadelfia. Tuttavia,
nonostante fosse convinto della sua utilità, non partecipava ad alcun
atto pubblico di adorazione. Uno dei suoi commenti nell’Almanacco
era “parecchi di coloro che hanno litigato a causa della religione
non l’hanno mai praticata”.
Molto presto nella sua vita stabilì un sistema etico per uso
personale. Esso consisteva in una lista di virtù che lo avrebbe portato
– se letteralmente praticate – a uno stato di perfezione: temperanza,
moderazione, silenzio, ordine, castità, umiltà, determinazione,
impegno, sincerità, giustizia. Portava sempre con sé un blocchetto
per appunti dove scriveva le virtù per ogni settimana. Alla fine della
giornata faceva un esame dei suoi atti e segnava con inchiostro
nero dove si era deviato di quella virtù specifica. Mantenne questa
abitudine per tutta la vita. Così diventò un grande uomo. Era come
se fosse un essere supremo, arrivato da una sfera superiore per fare
un’esperienza terrena. Aiutò sempre chi ne aveva bisogno come se
fosse il fratello maggiore. Ritornò ai suoi impegni superiori il 17
aprile 1790, come un testimone brillante dell’Ordine della Rosa e della Croce.
Ecco le 13 virtù cui Benjamin Franklin suggeriva di attenersi:
Temperanza -“Non mangiare a sazietà e non bere fino a divenire euforico”.
Silenzio -“Non parlare se non per recar beneficio a te stesso o ad altri.
Evita i discorsi futili”.
Ordine – “Ogni tua cosa abbia il suo posto, a ciascuna delle tue attività
dedica il giusto tempo”.
Determinazione -“Stabilisci di fare ciò che devi fare. Esegui senza
esitazione quanto hai deciso”.
Parsimonia – “Non spendere se non per far del bene a te stesso o ad altri,
vale a dire non sprecare niente”.
Operosità – “Non perdere tempo. Sii sempre impegnato in qualcosa di
utile. Evita ogni azione superflua”.
Sincerità – “Non ricorrere a sotterfugi che possono causare danno. I
tuoi pensieri siano innocenti e giusti e tali rimangano quando decidi di
esprimerli”.
Giustizia – “Non offendere nessuno, facendogli un torto o trascurando il
dovere di fargli del bene”.
Moderazione – “Evita gli estremi. Trattieniti dal risentirti dei torti per
come pensi che meriterebbero”.
Pulizia – “Non tollerare alcuna sporcizia nel corpo, negli abiti o in casa”.
Tranquillità – “Non agitarti per le inezie o per gli accidenti comuni e
inevitabili”.Castità – “Di Venere usa raramente, solo per mantenere la
salute o procreare, mai fino a saziarti, a infiacchirti o a pregiudicare la
tua o l’altrui pace o reputazione”.
Umiltà – “Imita Gesù e Socrate”.
“La tragedia della vita è che diventiamo vecchi troppo presto e saggi troppo tardi.”
Benjamin Franklin

* Rivista Rosacroce n 35 primavera 2012-pg 38-44

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