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Attentato dell’Isis a Giacarta. “Volevano una nuova Parigi”

Di Lucio Di Marzo
Sono almeno sei le vittime, forse sette, venti i feriti, in un attacco terroristico messo a segno questa mattina a Giacarta, capitale dell’Indonesia, dove un commando di terroristi è entrato in azione intorno alle 11 ora locale in una zona centrale che ospita molti uffici e hotel, nonché ambasciate estere, e a poca distanza dal palazzo presidenziale.
Diverse esplosioni sono state avvertiti al centro commerciale Sarinah, dove due kamikazesono riusciti a entrare in una filiale locale della catena di caffetterie Starbucks, per poi farsi esplodere all’interno.
“Le vetrine sono distrutte – ha raccontato un fotografo dell’agenzia stampa Reuters – Vedo tre persone morte per strada”.
Nello stesso edificio si è accesa una sparatoria. Secondo il portavoce della polizia, Iqbal Kabid, tre uomini si erano asseragliati all’interno di un cinema e sono rimasti uccisi. Sarebbero sette gli uomini entrati in azione in una serie di attacchi.
Centinaia gli agenti dispiegati nelle strade, mentre il presidente Joko Widodo invitava a “mantenere la calma” di fronte agli attentati terroristici. Verso le nove italiane (le quindici a Giacarta) la polizia ha annunciato che l’attacco si è concluso. “Tutti gli assalitori sono stati neutralizzati”, ha riferito la polizia, aggiungendo che si sarebbero ispirati ai fatti di Parigi.
Secondo il portavoce della polizia nazionale, generale di brigata Anton Charliyan, tra le vittime ci sono due civili e cinque attentatori. Il governo indonesiano ha confermato la morte di un cittadino olandese che lavora alle Nazioni Unite, notizia già diffusa da Al Jazeera. Secondo l’Aja, tuttavia, sarebbero solo ferito gravemente. Morto anche un cittadino canadese. I numeri sono ancora provvisori, ma quattro degli assalitori sarebbero stati arrestati.

I precedenti

Nei mesi scorsi l’Isis aveva promesso di mettere l’Indonesia “sotto i riflettori” e la polizia, già prima di avere in mano una rivendicazione ufficiale, propendeva per attribuire la responsabilità a un gruppo vicino ai jihadisti, nonostante nei giorni scorsi anche il numero uno di al-Qaida, Ayman al-Zawahiri, aveva chiesto agli islamisti di prendere di mira gli interessi occidentali nel sud-est asiatico.
La rivendicazione è poi arrivata, in un comunicato pubblicato dall’Amaq, “agenzia stampa” legata al sedicente Stato islamico e poi in un comunicato ufficiale. Molti foreign fighters sono partiti dal Paese asiatico per andare a combattere in Siria o in Iraq e secondo la polizia Bahrun Naim, che combatte in Siria, sarebbe la mente dell’attacco.
In passato, nel 2002, due nightclub a Bali erano stati presi di mira dal gruppo Jemaah Islamiyah. Più di duecento persone erano morte. Negli ultimi anni la polizia, grazie ad arresti e operazioni di successo, ha inferto duri colpi all’organizzazione, che oggi è considerata da molti ormai poco rilevante.
Nel 2009, ancora a Giacarta, erano finiti sotto attacco due hotel: il Ritz Carlton e il JW Marriott.

Una città già in allarme

Lo scorso mese l’Indonesia aveva avvertito di minacce credibili di attacchi nel Paese. Il governo aveva dispiegato 150.000 uomini a guardia di chiese, aeroporti e luoghi pubblici particolarmente sensibili del Paese, a maggioranza musulmana. La polizia aveva parlato di un piano per uccidere funzionari del governo e arrestato sospetti islamisti.

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