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Atletica russa, accusa Wada a Russia: “Doping di Stato, sospendete atleti”. Venti di guerra fredda sullo sport

PUTIN
Di Giacomo Talignani
La sottile “guerra fredda” fra Russia e Occidente cala nel campo dello sport e lo fa con l’accusa più infamante per il presidente Putin: doping di stato per gli atleti russi. Coperti da parte dei servizi segreti Fsb (che ha preso il posto del Kgb) e del Cremlino attraverso la distruzione di almeno 1.400 provette ed esami, bugie, una totale “alterazione della verità”.
Queste sono le accuse, pesantissime, che la Wada – organismo indipendente misto pubblico-privato, muove verso la Federazione atletica russa. L’ente ha invitato la IAAF – federazione internazionale di atletica che è anch’essa in parte accusata di complicità – a sospendere tutti gli atleti russi da ogni competizione di atletica leggera (per almeno 2 anni, dunque anche per Rio 2016) e ha accusato il governo russo di “intimidazioni dirette” nei confronti del laboratorio antidoping di Mosca.
Il governo Putin reagisce parlando di “attacco politico”. Un “attacco” diretto all’ex unione sovietica che arriva dopo mesi di destabilizzazioni in campo economico e politico: dalla guerra in Ucraina alle sanzioni economiche verso Mosca, col blocco delle esportazioni, sino alle recenti inchieste sull’Aereo A321 precipitato nel Sinai. Proprio quelle parole, “attacco politico”, erano state pronunciate nei giorni scorsi dai ministeri russi indignati dopo la diffusione – prima di ulteriori verifiche – della notizia di una bomba all’interno del velivolo russo partito da Sharm e precipitato prima di arrivare a San Pietroburgo. Bomba piazzata da affiliati a quell’Isis che, con i bombardamenti diretti e il sostegno ad Assad, è entrato prepotentemente nel mirino di Putin in Siria. La notizia dell’ordigno, diffusa da Usa e Gran Bretagna, per altro “ha già arrecato diversi danni alla nostra economia” sostengono le associazioni di tour operator moscovite.

La Wada, organismo con sede a Montreal in Canada, si dichiara “indipendente” anche se nel suo board, con 13 membri, conta americani, inglesi italiani ma nessun russo. Per Mosca l’accusa di dopare o nascondere le alterazioni dei propri atleti è un pugno ben sferrato alla pancia di Putin. E poco importa che la Wada non sia l’America, perché ora lei come le altre organizzazioni di contrasto alla politica russa si traducono soltanto nella parola “occidente”.

Per il presidente sportivo, quello che ha celebrato il suo compleanno giocando a hockey o che si fa ritrarre col kimono da judo, quest’ultima mossa ha il peso dell’ennesima “sanzione”: lui che ha più volte ha condannato pubblicamente il doping è ora accusato di esserne un fautore e sostenitore, con pratiche coperte da Cremlino e dai servizi segreti.

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