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Arabia Saudita: confermati 15 anni di carcere all’attivista Waleed Abulkhair, per “incitamento dell’opinione pubblica”

L’Arabia Saudita conferma la linea dura contro i dissidenti e i critici. Domenica scorsa un tribunale di appello ha convalidato la condanna a 15 anni di carcere per l’avvocato Waleed Abulkhair, 36 anni, finito in cella lo scorso luglio per “incitamento dell’opinione pubblica”. Era stato candidato al premio Nobel per la Pace.
Abulkhair è un attivista, direttore dell’organizzazione Monitor of Human Rights in Saudi Arabia (MHRSA) e legale del blogger Raef Badawi, anche lui in carcere per scontare una pena di dieci anni di reclusione e mille frustate per i suoi post giudicati offensivi dell’islam. Il primo round della fustigazione pubblica ha avuto luogo il 9 gennaio scorso e ha sollevato l’indignazione internazionale. Poi l’esecuzione delle frustate si è fermata.
L’avvocato Abulkhair era stato inizialmente condannato a cinque anni di reclusione, pena prima sospesa e poi inasprita da un altro tribunale che lo ha condannato a 15 anni. È stata una Corte penale di appello specializzata in casi di terrorismo a confermare la condanna. L’imputato non ne ha riconosciuto l’autorità e si è rifiutato di chiedere scusa pubblicamente. Secondo il Gulf Center for Human Rights, è stato questo a determinare una pena così dura.
Abulkhair e Badawi erano stati candidate al Premio Nobel per la Pace di quest’anno da un parlamentare norvegese.
Riad sta portando avanti una vera e propria campagna repressiva nei confronti di attivisti per i diritti umani e civili, di blogger, di avvocati e di chiunque esprima il proprio dissenso. Nel regno si applicano pene severe a chi critica la casa reale, il governo, le autorità religiose, o a chi infrange leggi oscurantiste, come il divieto di guidare imposto alle donne. Tante attiviste sono finite in carcere dopo essersi messe al volante per rivendicare il diritto a guidare.
Pene diventate sempre più esemplari dal 2011, l’anno delle primavere arabe che hanno messo sotto pressione la dinastia wahabita. Nel regno non ci sono state rivolte, ma il timore che il malcontento sfociasse in una minaccia alla monarchia ha spinto Riad a usare il bastone e la carota. Da un lato ha investito nella creazione di nuovi posti di lavoro, nell’edilizia e in benefit per i cittadini, dall’altro ha stretto la morsa sugli attivisti.

Fonte:http://nena-news.it/a-saudita-confermati-15-anni-di-carcere-allattivista-waleed-abulkhair/

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