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Apple, la mela bollente

Di Luca Galassi

Operai di una ditta fornitrice intossicati in Cina scrivono al nuovo Ceo, Tim Cook: vogliamo il risarcimento che Steve Jobs ci negò
Dalle mani di Steve Jobs a quelle di Tim Cook. Mentre si attende l’arrivo diiPhone 5, previsto per settembre, il passaggio di consegne tra i vertici della Apple si accompagna una nuova patata bollente. Che non è solo la perdita del guru Stave Jobs. Il nuovo amministratore delegato dell’azienda più ricca del mondo, nominato ieri, non riceverà in dote solamente i sette miliardi di fatturato ottenuti nel 2011, ma anche nuovi, recenti scandali legati alle condizioni di lavoro delle sussidiarie cinesi. L’ultimo dei quali si è verificato a Suzhou, ovest di Shangai: qui opera la Wintek, sussidiaria della Apple e produttrice dello schermo ‘soft touch’ dell’Phone. Qui, nel 2009, 137 operai cinesi sono stati intossicati da un composto chimico chiamato n-esano, un solvente generalmente usato nella lavorazione della benzina, ma in questo caso utilizzato per pulire gli schermi dei telefonini.
L’avvelenamento provoca dolori diffusi, stanchezza cronica, sudorazione. Molti finiscono all’ospedale, altri organizzano uno sciopero, fino alla decisione della Wintek di sospendere l’uso dell’n-esano, ma solo sette mesi più tardi, quando un’indagine sanitaria interna accerta che i malesseri sono dovuti al suo utilizzo.
La Wintek ha pagato le spese mediche, l’alimentazione e gli stipendi agli operai ammalati, secondo la legge cinese. Ma nessun risarcimento. Gli operai scrivono a Steve Jobs, che non ha mai risposto. La Apple ha riconosciuto la responsabilità della Wintek, “vincolata – secondo il rapporto sulla corporate responsability – al rispetto del codice di condotta Apple”. La casa californiana, recidiva nello scegliere i propri fornitori, non menziona tuttavia alcun risarcimento nel report.
Gli operai tornano al lavoro, ma le loro condizioni di salute non sono migliorate. Due anni dopo l’incidente – denuncia l’organizzazione sindacale Sacom di Hong Kong – soffrono ancora dispossatezza, sudorazione, crampi alle gambe. Alcuni di loro sono costretti a pagare ottanta euro al mese per medicine, come l’ex ingegnere Jia Jing-Chuan, che ha lasciato il lavoro perché impossibilitato a continuare nelle sue condizioni di salute.
Contattata da PeaceReporter, la sindacalista dellla Sacom Cheng Yi, ha spiegato da Hong Kong che i lavoratori hanno scritto una nuova lettera alla Apple, questa volta a Tim Cook, nella speranza che il nuovo amministratore delegato abbia orecchie più sensibili di quelle di Steve Jobs: “Queste persone non possono più lavorare come prima, e sono costretti a fare turni più brevi, rinunciando così al premio produzione. Molti addirittura non possono proprio lavorare. La malattia ha intaccato il sistema nervoso periferico, e sono sempre più deboli. Non possono fare una causa legale perchè non hanno i soldi per pagarsi gli avvocati. Pur avendo contribuito in maniera massiccia agli introiti della Apple, devono assistere alla negligenza e all’irresponsabilità degli americani, che non solo non hanno intimato alla Wintek di risarcirli per il danno, ma continuano a scegliere le compagnie sussidiarie senza accurate indagini che consentano di prevenire simili tragedie”.
La Apple è stata recentemente scossa dall’ondata di suicidi che si sono verificati alla Foxconn. Quest’ultima sembra avere esaurito il suo potenziale di sfruttamento della forza lavoro, poiché ha annunciato un mese fa di voler far ricorso a robot per la produzione dell’iPad. Una minaccia ai lavoratori che suona più o meno così: piantatela di chiedere migliori condizioni di lavoro o di lavoro non ce ne sarà più. La casa di Cupertino ha ammesso nel report 2011 che una delle ditte cinesi impiegate per la produzione dei suoi gioielli utilizzava tra i suoi lavoratori una quarantina di ragazzini sotto i 16 anni.
Da Peace Reporter


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