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Anātman Anatta Buddhismo Filosofia orientale Senza categoria spiritualità

Anātman:l’inesistenza e assenza del Sè secondo il buddhismo



Anatta è l’assenza di “in sè”, applicabile a tutte le cose, a tutte le idee, a tutte le caratteristiche e a tutti i fenomeni materiali, o mentali. A partire da qui, si possono, beninteso, dare dei dettagli e delle spiegazioni, per comprendere che in tal caso, o talaltro, in questa o quest’altra situazione, è così che anatta si esprime, o si fa sentire. La descrizione tipo che voi avete forse già ascoltata è di dire, ad esempio: prendiamo un carretto. Esso è sottoposto alla legge di anatta. Non si può affermare che esista realmente un carretto. In effetti, se lo si smonta, pezzo a pezzo, e lo si sparpaglia al suolo, è impossibile sostenere che esista un carretto. Eppure, tutti i pezzi sono presenti.



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Si tratta di una maniera assai superficiale e molto facile di fare comprendere l’idea di anatta, ma che ha per inconveniente di restare appoggiata su questa idea di assenza di sostanza, di nucleo, o di anima. Ora, è interessante constatare che quando hanno chiesto a Buddha stesso, che spiegasse ed esponesse cosa fosse anatta, egli non ha preso l’esempio della carretta. Non è stato lui che ha forgiato questo esempio. Fu uno dei suoi allievi che, per farsi comprendere da qualcuno, adottò l’illustrazione in questione. A volte si spiega anatta parlando di una vacca tagliata a pezzi, sul banco di un macellaio.

Quando Buddha espone anatta

Quando Buddha indicò quel che concepiva come le caratteristiche di assenza di sè, scelse un modo diverso e, non c’era da dubitarne, rimarchevolmente efficace. Egli disse: “non c’è in questo corpo alcun “atta“. perché se ci fosse “atta” in questo corpo, quest’ultimo avrebbe la possibilità di decidere, o di scegliere di potere essere così, o non essere così.”
Si ritrova questa dimostrazione in numerosi sutta. Durante la sua intera vita, egli impiega molto spesso tale tecnica per fare comprendere questo esposto. Ecco come procedette…
Qualcuno era convinto che nel corpo vi fosse una sostanza, un nucleo, una entità, o, in ogni caso, che il corpo e lo spirito fossero l’emanazione di un principio immutevole, incondizionato ed eterno.
Buddha gli disse:
“Questo corpo è quanto è immobile, immutabile, oppure cambia? — E’ sottomesso al mutamento (vecchiaia, malattia, decrepitudine, ecc.), nobile Venerabile. — Ciò che è sottomesso al mutamento è fonte di piacere, o è fonte di insoddisfazione? — Ciò che è sottomesso al cambiamento è fonte di insoddisfazione, Signore. — Come potrebbe venire considerato di nostra proprietà quanto è fonte di insoddisfazione?”
Bisognerebbe essere folli per tenere in mano un carbone ardente, fonte di dolore. Bisognerebbe essere folli per conservare questo corpo, fonte di trasformazioni e di insoddisfazioni. Sta qui il punto particolare che Buddha abborda nella sua dimostrazione su anatta. E’ l’idea di assenza totale di controllo. Non è solo l’idea che non vi sia un proprietario, né un’entità. E’ anche l’idea di assenza di verifica. Anatta suggerisce l’assenza piena di riscontri.
Per esempio, vorremmo arrestare la vecchiaia. Vorremmo conservare un corpo giovane, dinamico, agile e, se possibile, bello e seducente. Tuttavia, esiste un processo naturale di invecchiamento che è incontrollabile. Non c’è modo di poterlo fare, non soltanto perché non esiste nessuno, non vi è un individuo, né un ego, ma perché risulta impossibile ogni intervento. Ciò si spiega semplicemente per il fatto che non c’è nella materia biologica un agente che possa gestire la sostanza fisica. Non c’è “self-control”, né una attività di autocontrollo. La materia non può autogestirsi. E’ la stessa cosa per la mente; questa non può vincere la materia e la materia non può sovrapporsi alla mente.

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