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Alluvione in Liguria: ancora vittime a Genova, perché?

Di Diego Civitillo

Possibile che in Italia nel 2011 si debba ancora fare la conta dei danni e delle vittime dopo un temporale?
Certo stiamo parlando di precipitazioni di intensità eccezionali, che non sono una novità sul nostro territorio, e spesso possono essere previste con buona approssimazione, come nel caso di Genova.
Allora perché per l’ennesima volta dobbiamo listare di nero le nostre giornate per ricordare delle vittime innocenti? Alle nove vittime della scorsa settimana se ne aggiungono altre sei, quattro donne e due bambine.
Il sindaco di Genova, Marta Vincenzi, si difende “È stato uno tsunami. Una cosa mai vista a Genova. È un dramma irrimediabile, ci costa fatica parlare. Mai caduta una pioggia così a Genova – ha aggiunto – Un fenomeno di proporzioni monsoniche”.
La realtà è però un’altra, Genova non è nuova ad eventi naturali di questo tipo basti ricordare l’alluvione del ’70 le cui proporzioni forse furono anche maggiori, purtroppo la politica quando c’è da discolparsi ha la memoria corta. Memoria che non manca certo ai genovesi che hanno duramente contestato il Sindaco al grido di “vergogna, dimissioni” mentre la procura ha aperto un fascicolo al riguardo.
Inoltre risulta poco comprensibile, in seguito all’allerta meteo inoltrata dalla protezione civile, che ha esortato i cittadini a restare in casa, la mancata chiusura di scuole ed uffici pubblici. Se i cittadini sono costretti ad uscire per studio o lavoro, è conseguenza naturale che ci siano persone esposte ad un rischio inaccettabile. Risulta evidente quindi che non è stato fatto il possibile, e che l’evento è stato sottostimato dalle autorità. In queste ore la perturbazione si sta spostando nello spezino, area colpita solo settimana scorsa, dove sono decine le aree a rischio frana e sono state eseguite evacuazioni precauzionali, mentre nell’alto Piemonte sono monitorati costantemente il Po, il Tanaro e il Bormida le cui portate, alimentate dalle piogge, stanno aumentando.
Ma quali sono le cause di eventi di simile portata?Come già detto, in primis le precipitazioni intense, ma anche la conformazione naturale di Genova, costretta in una lingua di terra che in pochi chilometri va dalle colline al mare e presenta diversi torrenti, il Bisagno e il Ferragiano i principali, che in presenza di piogge intense esondano dagli argini.
Ma purtroppo la causa principale è sempre la stessa: l’assenza di una gestione ordinaria del territorio e la cementificazione selvaggia. L’Italia è noto che abbia un rischio idrogeologico elevatissimo, che in alcuni territori come quello Ligure, sfiora il 100%, ed è altrettanto nota la totale assenza di fondi ordinari per la tutela di queste aree.
Si preferisce stanziare fondi dopo le catastrofi, le cui cifre sono ingentissime, invece che lavorare sulla prevenzione, in maniera ordinaria, che permetterebbe di evitare tragedie e danni incalcolabili.
Perché non ci si è occupati prima degli argini dei torrenti, creando delle aree di “esondazione controllata” in aree meno urbanizzate che avrebbero di certo limitato l’intensità della piena nelle aree più abitate? Perché si continua a cementificare un territorio che, contrariamente avrebbe bisogno di una rinaturalizzazione che possa limitare eventi franosi e circolazione idrica di superficie?
Basti pensare che gli alvei dei torrenti sono stati tombati, deviati e cementificati, in virtù di politiche urbanistiche scellerate e di numerosi condoni, che hanno consentito di costruire li dove un tempo scorrevano le acque con la presunzione che l’uomo potesse controllare la natura. Ma la natura non può essere costretta da varianti urbanistiche o esigenze imprenditoriali, paghiamo lo scotto dei condoni e dei piani regolatori che negli ultimi decenni hanno cambiato i nostri territori in nome di uno sviluppo che in cambio sta pretendendo troppe vite innocenti.
E la situazione potrebbe peggiorare.
Diego Civitillo, geologo 

Da  Epress online

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