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Alimentazione:una terza via tra il proibizionismo salutista e il permissivismo alimentare

Di Salvatore Santoru

Nelle discussioni dell’alimentazione solitamente ci si divide in “salutisti” e “permissivi”, e spesso e volentieri tali due posizioni radicali sono talmente rigide da offuscare punti di vista diversi.

Solitamente queste due posizioni si alternano in modo “bipolare” all’interno della società a seconda dello stato economico del momento, e si è molto libertari in tempo di piena e salutisti durante la crisi economica.




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Al giorno d’oggi è egemone il salutismo e il proibizionismo alimentare, mentre sino a pochi anni fa in cucina e non dominava il relativismo e una forte indifferenza sulla qualità del cibo, grazie alla predominanza del modello consumista.

Al contrario oggi si fa una grossa divisione qualitativa e/o gerarchica tra il cibo “sano” e “naturale”, contrapposto a quello “spazzatura”, ovvero buona parte del cibo di tipo industriale. 

In linea di massima, le proposte dei salutisti sono assolutamente giuste dal punto di vista ideale e mirano teoricamente a migliorare la qualità dell’alimentazione e della salute delle persone, ma c’è da dire che certe volte le campagne salutistiche cadono purtroppo in esagerato allarmismo e certe volte la strategia di esse si basa sull’indurre paura nelle persone e nel diffondere informazioni catastrofiste e vere a metà, così come d’altro canto sino a poco tempo fa la propaganda permissivista minimizzava o negava i rischi dello “junk food” e della cosiddetta “alimentazione scoretta”.

Al di là di questi due estremi, sarebbe ora probabilmente di trovare una terza via e un’equilibrio tra le posizioni proibizioniste e quelle permissiviste per il bene di tutti.

Innanzitutto, sarebbe auspicabile avviare una campagna di informazione corretta sull’alimentazione e stimolare la libertà di scelta, investendo sulla prevenzione dei rischi legati all’abuso dello “junk food” come l’obesità e altri disturbi.

Di per sé, la strategia proibizionista di vietare tout court il “cibo spazzatura” probabilmente non risolverebbe del tutto i problemi, così come quella relativista del consumismo senza qualità. 

Difatti, non è mai morto nessuno mangiando merendine, panini con patitine fritte e altri cibi considerati “spazzatura” e il loro consumo di tanto in tanto non ha mai fatto chissà quali mali, semmai il problema è il cibarsi in modo scorretto e compulsivo, abusando di questi cibi. 

Di per sé uno stile alimentare il più possibile equilibrato e basato sull’alternanza tra diversi cibi è la soluzione più giusta, e concedersi quando va anche alle “tentazioni” dello “junk food” per il piacere del proprio palato non deve essere una colpa o considerasi come un “segno di “debolezza”, l’importante è che ci sia consapevolezza e gestione di ciò. 

Di per sé, la soluzione ideale sarebbe, come già ricordato sopra, sempre quella salutista ma nella realtà tale posizione non è oggi praticabile, e ciò che si potrebbe fare è portare la società sempre verso uno stile alimentare più sano,equilibrato e consapevole, senza dogmatismi e optando sulla libertà di scelta e di offerta alimentare.

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