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Alcune riflessioni sull’omicidio di Davide Raggi



Di Salvatore Santoru

Giovedì 12 marzo un giovane ragazzo di 26 anni,Davide Raggi, è stato brutalmente aggredito e ucciso dal 29enne Amine Assaoul, a Terni.<

br />Su tale vicenda c’è bisogno di fare alcune riflessioni.
Innanzitutto, è bene partire dal fatto che ovviamente la cosa più importante di tale tragedia non è la nazionalità di vittima e carnefice, in quanto le brave persone e i criminali esistono da tutte le parti, e a riguardo di ciò è molto interessante la notizia che diversi esponenti della comunità marocchina della città, alcuni amici di famiglia dello stesso Davide, hanno espresso subito solidarietà con il padre e il fratello della vittima.

Detto questo, passando alla questione dell’immigrazione, se ovviamente il problema non è la stessa in sé, come causa di questo e altri episodi, si deve dire che la pessima gestione di essa nonché la latitanza della giustizia che vige in Italia, sono da prendere in considerazione.

Difatti, il carnefice, già sbarcato ad ottobre a Lampedusa e in seguito allontanato per diversi reati, aveva deciso di ritornare in Italia come “rifugiato politico” ma dopo che la sua richiesta di domanda era stata respinta, aveva fatto ricorso e quindi era liberamente tornato nello Stivale per continuare a delinquere, e ciò rappresenta una delle tante storie di pessima gestione dell’immigrazione e della giustizia che hanno garantito e garantiscono a certi personaggi, come questo Assaoul, Kabobo e tanti altri, di parassitare alle spalle dei cittadini onesti, e di commettere crimini ben protetti da uno “Stato” che tutela più loro che i cittadini onesti (sia italiani che immigrati), e questa non è demagogia, ma pura realtà.

Tali crimini e altre vicende tragiche simili possono essere evitati, non con l’odio o con la spicciola demagogia, ma semplicemente cercando di far funzionare la giustizia, mettendo fine a una politica orientata a difendere privilegi e potere dei gruppi e degli individui che fanno del parassitismo e della criminalità (di tutti i tipi) il loro stile di vita a scapito dei cittadini onesti, sopratutto italiani (ma non solo), trattati come fessi e demonizzati se osano rivendicare i loro diritti, grazie anche alla compiacenza di certa stampa asservita e faziosa.

Difatti, tale notizia è passata inizialmente in secondo piano, mentre se ci fossero stati vittima e carnefice invertiti, a quest’ora avremo avuto decine di manifestazioni e spot mediatici, speciali dei tg, dichiarazioni di “esperti” o sedicenti tali, e si sarebbe gridato all’ennesimo allarme “razzismo”, che per certi bisogna fare finta di condannare solo se è a senso unico, e non come giustamente dovrebbe essere, sempre.

Su ciò, sarebbe ora anche di finirla con il pensiero tanto diffuso che solo se un’italiano commette reato contro un’immigrato è razzismo ed è (giustamente) da condannare, mentre se avviene il contrario il carnefice si “deve capire” e la deve passare praticamente liscia, insomma i soliti discorsi retorici di aria fritta fatti spesso da certi politici, e vari attivisti e estremisti/fanatici politici travestiti da attivisti dei “diritti civili”.

In tutti e due i casi si tratta di deprecabili atti di violenza da condannare senza se e senza ma, e si deve fare in modo di costruire una società realmente libera e funzionale per cittadini italiani e stranieri, rifiutando gli opposti ma in fondo complementari discorsi di “xenofobi” e “xenofili”(razzisti e sedicenti “antirazzisti” a senso unico ), e la “guerra tra poveri” che si vuole innescare, e che a quanto pare è già iniziata.

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