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11 settembre 2001 amministrazione Bush documentari sull'11 settembre Teorie della cospirazione USA versioni ufficiali

9-11 Cospirazione e propaganda (6)

Di Naoki Tomasini
Dieci anni dopo gli attentati dell’11 settembre, un’inchiesta per ripercorrere la genesi del mito, le storie degli scettici e la diffusione del dubbio di massa
(Segue dalla quinta puntata)
Loose Change è solo la punta dell’iceberg. Dal 2002 a oggi la rete è stata invasa da decine e decine di documentari sul 9/11, oltre a centinaia tra siti e blog. Una valanga di prove, confutazioni e domande, una teoria di teorie che hanno nutrito un vero e proprio fenomeno di massa. Un segnale presto compreso dal Time Magazine, che nel settembre 2006 scriveva: “Questo non è più un fenomeno marginale. É una realtà politica di massa” (40).
Time Magazine citava un sondaggio (41), secondo cui il 36% degli americani non credeva alla ricostruzione ufficiale degli attacchi. Ma i primi sintomi del dubbio di massa erano già evidenti nel 2004, quando un sondaggio prodotto dall’istituto Zogby mostrava che il 49 percento dei residenti di New York sospettava che il Governo conoscesse a priori i piani degli attentatori e che avesse mancato di agire di proposito.
Il sondaggio, ripetuto nel 2006, fu pagato da James Walter, milionario californiano che negli anni precedenti aveva speso 3 milioni di dollari in annunci sulle principali testate e televisioni Usa, spot che invitavano a dubitare della ricostruzione ufficiale degli eventi del 9/11 e chiedevano una nuova inchiesta. James Walter aveva prodotto e distribuito gratuitamente 300mila copie del controverso documentario Exposing the Evidence (criticato anche dal Truth Movement), e la sua opera di mecenatismo verso le teorie del complotto venne svelata dal New York Times (42), che lo dipinse come un eccentrico ereditiero ex cocainomane “che si lascia prendere un po’ la mano dalle sue idee”. Walter si accollò anche le spese della turnee internazionale dell’ex custode del World Trade Center William Rodriguez (43), nominato da Bush eroe nazionale per le vite che salvò durante gli attacchi. William Rodriguez racconta di avere sentito una fortissima esplosione dalle fondamenta della torre nord prima dello schianto del volo 11. Ma sua testimonianza e quelle di altre 27 persone da lui indicate non vennero mai ascoltate dalla Commissione d’inchiesta. Resoconti di esplosioni prima del crollo delle torri sono apparsi a decine anche nei grandi media, e molti altri li ha prodotti il Dipartimento dei Vigili del Fuoco di New York, che nel 2005 ha pubblicato le FDNY Oral Stories, una raccolta dei ricordi di oltre 500 pompieri, del giorno in cui 343 loro colleghi persero la vita.

Alex Jones è un conduttore radio di Austin, Texas, che ha conosciuto il successo internazionale grazie alla rete, dove si trovano centinaia di sue interviste e documentari da lui realizzati o prodotti. Jones, che assomiglia a Charlie Brown, con voce tonante e parlantina supersonica, è diventato un vero e proprio fenomeno mediatico, specialmente con i video delle sue incursioni alle riunioni del gruppo Bilderberg e nella tenuta di Bohemian Grove. Una popolarità che ha saputo accrescere anche con un’abile strategia di marketing. Sul suo sito si possono comprare libri e documentari su qualsiasi cospirazione, ma anche magliette e berretti con il logo “9/11 was an inside job”, fino ai kit di sopravvivenza per l’apocalisse. I documentari prodotti dalla fabbrica di Jones sostengono tutti la stessa teoria di fondo: l’11 settembre è stato un inside job organizzato dalle fratellanze segrete interne alle istituzioni, la cui agenda punta alla costruzione di un New World Order, vale a dire: un governo mondiale sopra le nazioni, una banca centrale mondiale, un esercito mondiale, e la graduale soppressione delle libertà civili tramite provvedimenti d’emergenza come il Patriot Act.
Da dove prendono queste idee apocalittiche Jones e i suoi emuli? Di certo rileggono la storia del secolo scorso avallando le principali cospirazioni, da Pearl Harbour, a Jfk, passando per l’incidente del golfo di Tonkino, il caso Iran-Contra, l’operazione Norhwoods, l’operazione Paperclip… Dai documenti del Project for a New American Century e dai capolavori della distopia, come 1984 di Orwell o Il Mondo Nuovo di Huxley. Ma anche da un fatto più recente e concreto: il progetto Continuity of Government (Cog) (44), sviluppato al tempo di Reagan, proprio da Cheney e Rumsfeld. Questo prevedeva l’istituzione di Governo Ombra con poteri eccezionali in caso di emergenze nazionali come esplosioni atomiche negli Usa, o la morte del presidente. Le specifiche del piano prevedevano la possibilità di intercettare, sorvegliare e arrestare arbitrariamente i cittadini Usa, attraverso l’imposizione della legge marziale. II 1 marzo 2002 sia Washington Post che Bbc (45) davano la notizia dell’attuazione del Continuity of Government, con alla guida proprio Dick Cheney.
(Lunedì la settima puntata)


Note:
40. “This is not a fringe phenomenon. It is a mainstream political reality”.
http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,1531304,00.html
41. http://en.wikipedia.org/wiki/9/11_opinion_polls
42. “A Hidden Story Behind Sept. 11? One Man’s Ad Campaign Says So”.
http://www.nytimes.com/2004/11/08/nyregion/08ads.html?_r=2
43. http://www.youtube.com/watch?v=DIC0Kl4TKoU
44. http://www.nytimes.com/2009/07/28/us/politics/28continuity.html?_r=1&em
http://news.bbc.co.uk/2/hi/americas/1848303.stm
http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2007/05/09/AR2007050902719.html
http://www.911docs.net/peter_dale_scott.php
45. WP: Shadow Government is at work in secret, Bbc: Washington sets up Shadow Government.



Da Peace Reporter

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