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12 ottobre 1492, data nefasta per i mapuche

Di Maurizio Matteuzzi
CILE /IN 10.000 HANNO SFILATO PER SANTIAGO
Chiedono la resituzione delle terre e dei diritti, la liberazione dei compagni arrestati. Ma come con gli studenti, Piñera non sente Lunedì diecimila persone hanno marciato e manifestato lungo le vie di Santiago per sostenere la causa del popolo mapuche e chiedere la liberazione delle decine di indigeni arrestati e condannati. L’occasione erano i 519 anni da quel 12 ottobre 1492 in cui Cristoforo Colombo mise piede in America. L’inizio della conquista spagnola, l’inizio del calvario dei mapuche, la più grossa comunità indigena del Cile, originaria dell’Araucania, nel sud del paese. Il 12 ottobre è una festività nazionale in Cile e nel resto dell’America latina (non nel Venezuela di Hugo Chávez), ma per i mapuche è un giorno di lutto. «Per noi mapuche quel giorno simboleggia l’arrivo dei conquistatori e degli usurpatori spagnoli, e tutto quello che loro si sono portati dietro: il colonialismo e l’imperialismo», ha detto uno dei leader mapuche, Manuel Diaz. I mapuche sono stati spossessati delle loro terre e dei loro diritti. Incarcerati e in molti casi uccisi. Negli anni più recenti (ma si parla ormai di decenni) si sono riorganizzati per lottare in difesa della terra e dei diritti contro il grande agro-business nazionale e internazionale (i latifondisti e le compagnie delle miniere e del legno). E anche contro i programmi «di sviluppo» delle multinazionali dell’elettricità (la costruzione di dighe che devasteranno l’ambiente) guidati dagli spagnoli di Endesa e dagli italiani di Enel.<

br />Nella loro lotta, i mapuche, naturalmente, hanno sempre avuto contro il governo, con l’unica breve parentesi della Unidad popular del presidente Allende, liquidato dal golpe di Pinochet nel ’73. E fu Pinochet a imporre una «legge anti-terrorista» da applicare alle proteste dei mapuche. Una legge tuttora in vigore, dopo i 20 anni dei governi di centro-sinistra e che l’attuale governo della destra, guidato dal miliardario liberal-liberista Sebastián Piñera, non ha intenzione di rivedere. Piñera, come con gli studenti in lotta, ha promesso l’anno scorso «nuovi fondi per lo sviluppo» dell’Araucania. Ma è il solito trucco che sta usando anche con gli studenti: un po’ di soldi, purché tutto continui come prima. L’eredità avvelenta del pinochettismo non si tocca.


Fonte:Il Manifesto

Da Diritti Globali

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